Italia campione: un paese in festa per una visione vestita di coraggio

Le tante forme di felicità che questo campionato regala all'Italia e, grazie a Sirigu e Barella, alla Sardegna in modo speciale

La felicità è nell’abbraccio tra Mancini e Vialli, nelle loro lacrime contagiose e incontrollabili che hanno commosso un intero Paese. È un'immagine simbolo dell'Italia campione d'Europa. Roberto Mancini è il condottiero visionario che in tre anni ha costruito la squadra che ha realizzato questa straordinaria impresa. Lo ha fatto attingendo alla sua competenza e cultura calcistica, ribaltando luoghi comuni, usando la forza delle idee, coraggio e innovazione, ma soprattutto lavorando sul concetto di gruppo, di unità, di senso di appartenenza. Gianluca Vialli è il dirigente che nonostante la dura battaglia contro il cancro è riuscito a legare tutti i fili del progetto Italia, portando dentro l'ambiente la convinzione che tenacia e lavoro pagano sempre, che non bisogna arrendersi. Un esempio non da poco in un Paese che sta uscendo da un periodo buio e che vuole ripartire con ottimismo. Vialli e Mancini. Li chiamavano i gemelli del gol. Trent'anni fa, proprio sull'erba di Wembley avevano perso la partita più importante della loro carriera. Ecco perchè adesso piangono come vitelli sulla stessa erba di Wembley. Ecco perchè la loro storia di amicizia, la loro rivincita, quell'abbraccio tenero in mondovisione mi sembrano un'immagine simbolo da sottolineare.

Felicità sono 60 milioni di italiani che sollevano le braccia al cielo nel momento del trionfo e solo uno che sembra passeggiare disincantato nel tempio del calcio. Lui Gigio Donnarumma, in realtà le mani le aveva sollevate poco prima per parare il rigore decisivo e si voleva godere in maniera così originale il suo momento di gloria. La felicità è nello sguardo complice e divertito di capitan Chiellini e Bonucci, guerrieri spartani di mille battaglie. Mister Kane, capitano inglese, non ha mai visto palla. Invece gli altri azzurri potevano contare sulla solidità, l'esperienza e il carisma di quei due, Castore e Polluce, divinità benefiche, rassicuranti nei momenti difficili, super presenti nei momenti decisivi.

È stata bella l'Italia campione d'Europa. Dall'inizio alla fine del torneo. Ha strameritato la vittoria. Non ha ricorso ad antiche furbizie, non si è limitata a esibire carattere e volontà ha vinto con il gioco, con la bellezza delle sue manovre, la freschezza delle sue idee, la variabilità delle sue soluzioni. Non aveva campioni assoluti, ma un gruppo di mutuo soccorso dove a rotazione tutti sono stati stelle di prima grandezza. All'inizio Insigne e Immobile, quindi Locatelli e Pessina, poi Barella e Chiesa, infine Bonucci e Donnarumma. Un gruppo giovane e con margini di crescita che autorizza ambizioni, a cominciare dal mondiale del prossimo anno.

Felicità è anche srotolare una bandiera con i quattro mori, avvolgerci la Coppa riconquistata. Quel simbolo di Sardegna lo vedi sventolare, in qualunque parte del pianeta, tra eventi sportivi e spettacoli, ritrovarlo sul terreno di Wembley tra le braccia di Barella e Sirigu per noi sardi è stato ancora più inaspettato e coinvolgente.Infine God save the queen. Dio salvi la Regina dalla brutta figura che le hanno fatto fare i calciatori togliendosi subito dal collo la medaglia del secondo posto, e quei tifosi che hanno fischiato l'inno e hanno lasciato lo stadio prima della premiazione. Alla faccia dell'aplomb inglese. Anche James Bond si sarebbe arrabbiato. Questione di stile.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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