La Nuova Sardegna

Social muti

Se la Siae non arriva a Meta

di Matteo Porru
Se la Siae non arriva a Meta

Il mancato accordo è un danneggiamento vero e proprio e questo non può che impensierirci

29 marzo 2023
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Ricapitoliamo: la Siae e Meta (l’azienda dietro Instagram e Facebook) non hanno rinnovato i contratti per l’utilizzo della musica nei due social di Mark Zuckerberg. I motivi sono, come sempre, economici; e le reazioni, come sempre, immediate. Per farla breve, tutti i brani depositati nella società italiana sono spariti dai post e dalle stories. È calato il silenzio anche sui contenuti già pubblicati.

Qui non arriva la musica”, direbbe Marco Mengoni con la canzone che quest’anno ha vinto Sanremo. Ma, oltre alla musica, qui non arriva ben altro. La Siae non ha il monopolio in campo di tutela artistica e musicale: l’ha perso diversi anni fa, quando soluzioni alternative (come l’azienda inglese Soundreef) hanno aperto nuove e vantaggiosissime opportunità economiche e normative ai musicisti e ai cantanti. Ma nel baratro tira giù tutti, perché bloccare la Siae ostacola o inficia a catena tutti gli altri repertori e, di conseguenza, le società affini. È un danneggiamento vero e proprio e non può che impensierirci. Perché nel mondo social che abitiamo, e in cui moltissimi lavorano, per mandare in crisi i meccanismi che regolano il settore basta togliere dei brani da una playlist. Perché il concetto di rimozione oggi non è reale, è virtuale. E smaterializzare le nostre risorse è stata un’azione necessaria ma incastrata fra i cavilli dei contratti, della burocrazia, della legge del più forte (perché fra Meta e Siae vince Meta, di parecchio e a mani basse). Questa storia racconta una condizione con cui ormai dobbiamo fare pace: siamo tutti dei consumatori. E questa notizia altro non è che puro consumismo. Se, in poco più di vent’anni, siamo arrivati a paralizzare un network (e a monopolizzare i giornali) con questo tipo di notizie e di eventi tutt’altro che minori, abbiamo il diritto di chiederci, in maniera critica e molto sincera, quanto sarà potente il mondo virtuale anche solo a metà di questo secolo. E forse intristisce pensare che viviamo “in un tempo così, che solleva le strade”

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