La Nuova Sardegna

Meglio la neutralità

Inutile corsa all’auto elettrica

di Plinio Innocenzi
Inutile corsa all’auto elettrica

La Commissione Europea così diligente nell’imporre dall’alto regolamenti e divieti anche a scapito del mercato, diventa improvvisamente afona quando deve negoziare con i grandi inquinatori, Cina e Stati Uniti. L’impatto delle misure europee sarà quindi molto modesto se non coinvolgerà i principali responsabili delle emissioni

05 aprile 2023
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Lo stop definitivo ai motori termici a partire dal 2035 è finalmente stato approvato dalla Commissione Europea. Un addio al rombo dei motori a combustione interna, alle sgommate e alle zaffate di fumi dei motori mal revisionati. Il futuro sarà il silenzioso ruotare dei motorini elettrici, le ricariche attaccati a una presa elettrica e magari l’utilizzo di dispositivi che riproducono i rumori dei bei vecchi tempi.

I nostalgici potranno optare per il rombo Ferrari o Alfa Romeo, altri preferiranno riprodurre il suono delle cinquecento prima serie, quelle della doppietta. Da qui al 2035 mancano solo dodici anni durante i quali bisognerà sviluppare una tecnologia che nonostante tutte le prese di posizione della Commissione appare ancora non matura. Il vantaggio dei motori elettrici in termini di emissioni di CO2 dipende da come l’energia elettrica viene prodotta e i calcoli attuali mostrano che vi un effettivo vantaggio solo a partire dai 40000 km di percorrenza. Per ora tuttavia le auto elettriche appaiono ancora come una seconda opzione per benestanti che desiderano esplorare nuove emozioni. Il costo è troppo alto, la ricarica lenta, la resistenza a condizioni climatiche avverse di freddo o caldo estremo limitata, le batterie hanno un’autonomia ancora ridotta e la loro produzione e smaltimento sono problematiche. Accanto a questo vi sono problemi di approvvigionamento delle materie prime, quasi monopolio cinese, e di produzione delle batterie, il vero cuore delle auto elettriche, anche questo per ora monopolio di Pechino.

Questa corsa a gettare il cuore oltre l’ostacolo da parte dell’Europa ha un senso o è stata il frutto di considerazioni ideologiche o peggio ancora di interessi industriali di parte? Se guardiamo all’impatto globale sull’emissione di CO2, il passaggio da parte dell’Europa alle auto elettriche sarà trascurabile. L’Europa nel 2021 ha emesso solo il 7.33% della CO2 globale, la Cina il 32.93%, gli Stati Uniti il 12.55% e l’India il 7%. L’Europa a 27, in particolare ha fatto con diligenza la propria parte e la diminuzione delle emissioni da CO2 fossile sono diminuite del 27.4% rispetto al 1990. La quota delle emissioni globali è passata dal 16.8% del 1990 al 7.3% del 2021, come abbiamo visto. Il campione della poco gratificante classifica degli inquinatori è la Cina che da sola è responsabile per un terzo della CO2 immessa nell’atmosfera. Nonostante questo la Cina si è imbarcata nel più massiccio piano di espansione di centrali a carbone del mondo, approvando la costruzione di due impianti per settimana, quindi circa cento grandi impianti in un anno. Questi nuovi impianti renderanno le politiche europee sul riscaldamento globale di fatto marginali.

La Commissione Europea così diligente nell’imporre dall’alto regolamenti e divieti anche a scapito del mercato, diventa improvvisamente afona quando deve negoziare con i grandi inquinatori, Cina e Stati Uniti. L’impatto delle misure europee sarà quindi molto modesto se non coinvolgerà i principali responsabili delle emissioni. Resta però da valutare l’impatto locale di queste misure. Il nord Italia d’inverno si trasforma in molte giornate in una camera a gas. In Europa circa 4 milioni di persone vivono in aree fortemente inquinate nelle quali si superano contemporaneamente i limiti delle PM10, ozono e NO2. La sorpresa, ma non troppo, è che la maggior parte di queste persone si trova nel nord Italia e l’impatto sulla salute è altissimo. Nel caso italiano, tra l’altro il paese più restio al passaggio alle auto elettriche, la riduzione dell’inquinamento nelle aree urbane del nord dovrebbe essere una priorità, così come la transizione a forme di mobilità sostenibile. Il quadro è quindi complesso e reso più complicato dalla controversia sull’utilizzo dei carburanti sintetici. Forse sarebbe bastato puntare sulla neutralità delle emissioni indipendentemente dal tipo di motore, i molti che perderanno il lavoro nella transizione alle auto elettriche magari avrebbero apprezzato.

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