Daniele, l’ex informatico adesso alleva api regine

Insieme al fratello Andrea Cossu produce a Simaxis un miele pluripremiato e fa crescere gli insetti speciali che poi spedisce in tutta la penisola

SIMAXIS. «Api regine non si nasce: si diventa e solo se nei primi tre giorni di vita le nutrono con pappa reale». Le api sono in pericolo e lui, alleva api regine, le uniche che possano ripopolare gli alveari. Daniele Cossu, 41 anni, ex programmatore informatico che quindici anni fa, ha lasciato Milano e una professione comunque ambita per rientrare in Sardegna a coltivare la terra. Con il fratello, Andrea, è titolare di “Arbarée”, azienda di Simaxis che produce miele di elevata qualità ma è anche una delle poche realtà dove si allevano le api regine. «In Sardegna siamo pochi, in Italia una cinquantina», spiega. I fratelli Cossu selezionano, osservano, scelgono. Un lavoro, il loro, allo stesso tempo difficile e affascinante, che comporta una grande conoscenza e specializzazione e continuo aggiornamento. «Puntiamo soprattutto alla genetica – dice Daniele – le api sono in forte pericolo, minacciate dall’inquinamento, dai fitofarmaci, dai cambiamenti climatici e dai tanti parassiti, varroa in testa. Per questo nella selezione non ci indirizziamo unicamente sulla produzione: l’attenzione deve andare verso la resistenza dell’individuo ad esempio ai parassiti».

Le api sono insetti straordinari e organizzatissimi che però, senza una Regina, le operaie che sono sterili, non possono riprodursi. È proprio da questa condizione imprescindibile, avere una madre che deponga le uova dalle quali far nascere nuovi individui, che Daniele spiega su cosa si basi il suo lavoro, in realtà non troppo diverso da quello di altri allevatori che selezionano altre fattrici come vacche o pecore. Per capire le qualità di un riproduttore, infatti, il selezionatore osserva l’andamento della discendenza e solo se la famiglia rivela quelle precise caratteristiche, si sceglie il riproduttore. È ancora Daniele Cossu a spiegare come un apicoltore stabilisca tutto questo.

Si parte dall’esigenza di ottenere una nuova Regina. E lo si fa rendendo orfana la famiglia. L’apicoltore individua la Regina che è più grande delle operaie e la porta via dall’alveare. «Le operaie a questo punto, sentono la mancanza della Regina e sanno perfettamente che senza, non potranno riprodursi. Allora si inseriscono nell’alveare delle cellette contenenti larvette di ape che al massimo devono avere dodici ore di vita – dice – le operaie, per tre giorni di seguito, le nutriranno con la pappa reale, condizione indispensabile perché le larve si trasformino in Regine». Le tecniche si sono talmente affinate che i selezionatori riescono a far allevare anche 50 Regine per alveare. Dopo due settimane, ogni ape regina viene inserita in speciali cellette singole dalle pareti trasparenti. È così che potranno essere trasportate al nuovo alveare. Perché la famiglia di operaie non scacci la nuova Regina, ci sarà anche un periodo di ambientamento: attraverso le pareti trasparenti del contenitore, faranno conoscenza e quando la Regina uscirà dal suo “nido”, le operaie non la scacceranno ma inizieranno a nutrirla.

Raccontata così può anche apparire una cosa semplice, ma c’è un gran lavoro preliminare che il selezionatore di Regine deve fare per capire quale sia la “fattrice” più adatta. «Ogni volta che si avvia una riproduzione bisogna verificare bene il comportamento della famiglia di discendenza. Solo le famiglie più produttive e resistenti ai parassiti vengono scelte per la riproduzione», spiega ancora Cossu.

Attualmente “Arbaree” produce 1600 Regine all’anno: 600 per l’azienda che preferisce sostituirle ogni anno e le altre mille per la vendita, per il momento, tutta in Italia. «Stiamo guardando con attenzione ai mercati esteri – conclude Cossu – ad esempio la Francia».

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