La Nuova Sardegna

Oristano

offese una ditta concorrente 

Post diffamatori in un blog, condannato un imprenditore

Post diffamatori in un blog, condannato un imprenditore

ORISTANO. Capita sempre più spesso di inciampare dopo un post o un intervento su internet. Se non si sta attenti alle parole usate, il reato di diffamazione è sempre dietro l’angolo ed è quello che è...

21 gennaio 2020
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ORISTANO. Capita sempre più spesso di inciampare dopo un post o un intervento su internet. Se non si sta attenti alle parole usate, il reato di diffamazione è sempre dietro l’angolo ed è quello che è accaduto al 54enne Michele Caboni che si lasciò andare a uno sfogo contro una ditta concorrente in due post su internet. Quando li scrisse, il 21 settembre e l’8 ottobre del 2012, era legale rappresentante ed amministratore unico della ditta Ceramiche Bernini che aveva la sede legale a Oristano e una sede staccata a Cuggiono in lombardia. Si lasciò andare a uno sfogo nel sito web per specialisti del settore Smartblocksplus con due post dal titolo “Diffidate delle imitazioni del tutto inaffidabili e prive di tecnologia integrata e immesse sul mercato da contraffattori italiani” e “Mutuo soccorso contraffattori Italia”, dove se la prese con il Consorzio Cif Italia della società Bazzica e con Paolo Bazzica che della stessa era legale rappresentante.

In quei post affermava che il consorzio praticava «concorrenza sleale reiterata; è contraffattore» di un sistema brevettato che riguardava la produzione di un determinato tipo di ceramiche per la pavimentazione della casa. Disse, come riportato nel capo d’imputazione, che la ditta Cif Italia aveva «personaggi poco corretti, senza scrupoli, disonesti e poco leali».

Il post fu però notato e a esso seguì la querela che ha portato a processo il commerciante oristanese, per il quale il pubblico ministero Daniela Caddeo ha chiesto la condanna a sei mesi per diffamazione. L’avvocato difensore Giorgio Mazzaro ha chiesto l’assoluzione affermando che non era stato realmente riconosciuto l’autore del post e che, dietro la querela, ci sarebbe stata una lotta davvero scorretta per accaparrarsi una fetta di mercato. La giudice Elisa Marras ha condannato l’imputato alla pena di 8mila euro di multa. (e.carta)

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