Il rito dei ceri illumina la Sartiglia

Ieri l’investitura ufficiale da parte dei gremi per i componidori Ignazio Lombardi e Cristian Matzutzi

ORISTANO. Lento all’inizio, poi il passo è diventato sempre più deciso. Una volta che si è scrollata di dosso il sonno dell’alba e che aveva messo da parte le riflessioni delle cerimonie religiose, la Sartiglia ha aperto la porta ai suoi suoni, ai suoi colori e alle sue emozioni. Ha smesso di guardarsi alle spalle e ha cominciato il suo viaggio verso le vie che portano all’esplodere del carnevale. La benedizione dei ceri, nel giorno della Candelora, ha spalancato le porte per poter ora percorrere il viale verso la fine dell’attesa.

Il 23 e il 25 febbraio saranno giorni di gloria, intanto ieri i componidori e i gremi si sono goduti il momento da immortalare e fissare nell’album dei ricordi che aggiorna le sue pagine da oltre mezzo millennio. Strade diverse per contadini e falegnami, ma la freccia indica la stessa direzione verso via Duomo e via Mazzini, dove la Sartiglia vivrà i suoi momenti. Intanto il rituale della Candelora è coinciso come sempre con la presentazione dei due componidori alla città, tra riti religiosi, rituali profani e festeggiamenti di popolo. Il rullare di tamburi e il suono delle trombe hanno accompagnato i ceri, passati dalle mani dei sacerdoti a quelle dei presidenti dei due gremi, Gianni Dessì per i contadini di San Giovanni e Carlo Pisano per i falegnami San Giuseppe, in quelle salde dei capicorsa Ignazio Lombardi e Cristian Matzutzi.

Il primo rullare di tamburi e squillare di trombe è stato quello dei falegnami. Dopo la benedizione nella cappella dedicata a San Giuseppe, il gremio degli artieri del legno ha portato il simbolico scettro di cera a casa di Cristian Matzutzi che il prossimo martedì di carnevale vestirà i panni del Componidori. In viale Indipendenza, un drappo rosa e celeste rivestiva i due piani della palazzina. E dentro, a mezzogiorno in punto, Cristian Matzutzi e i compagni Andrea Cinus e Graziano Pala hanno ricevuto da Carlo Pisanu le candele. Poche parole, un forte abbraccio per scaricare la tensione e un auspicio: «Fatevi onore». «L’emozione è fortissima – dice Andrea Matzutzi –. La dedica è per la mia famiglia, mia madre Marcella in particolare, e per i miei compagni d’avventura. Mi auguro sia ricca di ogni bene, emozioni e soddisfazioni per tutti».

Nel mentre le lacrime rigano il volto del presidente, atteso assieme ai suoi cavalieri dalla folla in festa in strada. Storie ed emozioni che si incrociano con quelle di via Bosa, dove Ignazio Lombardi e Gianni Dessì si sono scambiati il cero, gli abbracci e gli auspici. Anche le parole sembrano prese in prestito da un rituale che, oltre a ripetersi, sembra ingabbiare i suoi protagonisti dentro gli stessi sentimenti. «Sono impossibili da descrivere – dice Ignazio Lombardi, componidori che domenica 23 febbraio sarà affiancato da Corrado Massidda e Fabrizio Manca –. Bisogna provarli per capirli. La notte è stata tranquilla, poi di mattina ho fatto un giro a cavallo coi miei compagni per scaricare la tensione. Ed eccoci a festeggiare coi tamburi e le trombe. Li sentivo avvicinarsi e non so spiegare quello che ho sentito dentro istante dopo istante».

Non è un virus, ma è certamente contagiosa la Sartiglia. Colpisce i grandi, non risparmia i più piccoli. Ne sa qualcosa Filippo Corona coi suoi 14 anni componidoreddu della Sartigliedda del 24 febbraio, dove sarà affiancato da Benedetta Pinna e Angelica Salaris. Il cero gliel’ha consegnato il presidente della Pro Loco, Gianni Ledda. Poi quel che si riesce a dire in mezzo al fiume di sentimenti: «Sono emozionatissimo anche perché proseguo la tradizione di famiglia e darò il massimo perché sia una Sartigliedda da ricordare». Impossibile dimenticare. Per chi indosserà maschera e cilindro prima di salire a cavallo.

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