Termodinamico bocciato, anche i giudici dicono no

Respinto il ricorso della Solar Power per la centrale di produzione di energia Per il Tar è legittima la precedente decisione della Regione che la bloccava

ORISTANO. Se fosse stato un impianto sospeso per aria, non ci sarebbero stati problemi o ce ne sarebbero stati magari di altro tipo. Peccato però che, semmai nascerà e a questo punto i dubbi iniziano a essere più che consistenti, la centrale per la produzione di energia elettrica mista col sistema termodinamico e a biomasse, della Solar Power a San Quirico, debba poggiare sul terreno. E il problema, unico e insormontabile problema secondo i giudici, è che quel terreno non è nella disponibilità della ditta. Insomma, la Solar Power non ha un luogo su cui edificare le proprie strutture e quindi ciò di cui sinora si è parlato in consigli comunali, proteste pubbliche e aule di tribunale, somiglia solamente a una discussione virtuale.

Lo dice il Tar che ha respinto il ricorso dell’azienda altoatesina Solar Power presentato contro la decisione dell’assessorato regionale all’Industria che l’anno scorso aveva fermato la procedura che invece sembrava non incontrare ostacoli di tipo burocratico, soprattutto dopo l’approvazione della Valutazione d’impatto ambientale. La sentenza pubblicata ieri blocca quindi l’investimento da 90 milioni per la nascita di una centrale per la produzione di energia elettrica da catturare attraverso i raggi del sole e tonnellate di legna da bruciare quando la stella smette di illuminare la terra. Era stato proprio questo aspetto della procedura di produzione ad allarmare, sin dal momento della presentazione del progetto, i residenti delle borgate di Tiria e San Quirico, divise a metà tra il Comune di Oristano e quello di Palmas Arborea. La paura del fumo e dell’aria non più salubre in quel tratto di campagna aveva messo tutti sul chi va là.

La battaglia in questi anni è stata lunga. La procedura urbanistica che sbloccava la nascita dell’impianto era stata sostenuta dalla precedente giunta Tendas, poi l’aria (politica) è cambiata con l’ingresso in Comune a Oristano della giunta Lutzu che immediatamente aveva fatto fronte unico con quella guidata da Andrea Pisu Massa che amministra Palmas Arborea, territorio che in ogni caso non ospiterebbe l’impianto, ma che, essendo confinante, ha numerose case private e aziende agricole o di allevamento che si affacciano proprio là dove la Solar Power vorrebbe costruire la centrale.

I giudici del Tar si sono trovati di fronte un ricorso che poggiava le sue fondamenta su vari punti. Erano però soprattutto due quelli su cui si era basato l’avvocato Piero Franceschi, legale della Solar Power: il primo era che la ditta avesse la disponibilità dei terreni di proprietà dell’Assl grazie a un accordo con l’Azienda sanitaria e la disponibilità delle aree di proprietà del Comune grazie a una convenzione con l’ente; il secondo che la convenzione poi “stracciata” dal Comune non potesse essere revocata unilateralmente. Presentato il ricorso, la Solar Power si è ritrovata contro in tribunale proprio il Comune di Oristano, tutelato dall’avvocatessa Gianna Caccavale, ma anche la Regione assistita dagli avvocati Roberto Murroni e Giovanni Parisi, e il principale esponente del comitato di oppositori, Antonello Garau, assistito dagli avvocati Andrea e Paolo Pubusa.

Questi ultimi erano tutti di diverso avviso rispetto alla Solar Power, ma la decisione spetta ai giudici e questi ultimi hanno ravvisato gli estremi perché il ricorso dell’azienda fosse respinto. La sentenza mantiene quindi in vita il provvedimento ultimo della Regione. La battaglia giudiziaria proseguirà al Consiglio di Stato oppure l’azienda tirerà i remi in barca? A meno che non ci sia sul tavolo anche una terza via: quella di costruire l’impianto in un altro sito. Per ora remota.

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