Pochi turisti, l’agricoltura affonda

Mancano i consumatori del mondo delle vacanze. Produzione ridotta e merce invenduta

ORISTANO. Meno turisti e i prodotti ortofrutticoli restano invenduti. La paura paventata nelle prime settimane di serrata generale è ora diventata realtà. L’assenza di viaggiatori sta mettendo a dura prova i due settori fondamentali dell’economia locale: il primo è ovviamente il turismo, ma l’agricoltura sprofonda di riflesso ed è una nota assai dolente in un territorio come l’Oristanese in cui il mercato agricolo è legato a doppia mandata con le presenze. Molte aziende che programmano le loro produzioni in base ai flussi dei vacanzieri ora sono in fortissima difficoltà.

È successo che con la chiusura di porti e aeroporti al traffico passeggeri, andata avanti fino a poche settimane fa, una buona parte dei turisti abbia cancellato le prenotazioni, comprese quelle di giugno, quando invece, alberghi e ristoranti avevano in parte riaperto. Le stime fanno rabbrividire. «Se in questi mesi il calo delle presenze negli alberghi è stato del 98%, possiamo dire che di conseguenza anche le aziende agricole hanno perduto tutto quel fatturato legato alle produzioni che erano state programmate in vista degli arrivi», sono le parole di Emanuele Spanò, direttore della Coldiretti provinciale.

Qualche settimana fa l’organizzazione di categoria aveva denunciato i primi segnali di una crisi profonda per il settore, soprattutto nel Terralbese dove insistono alcune importanti aziende, ma ora la crisi si è estesa praticamente a tutta la Sardegna. «Ci siamo trovati a dover affrontare situazioni paradossali – spiega Spanò –. Durante la chiusura totale i produttori hanno resistito anche perché restando a casa forzatamente, molti si sono dedicati maggiormente alla cucina, dunque i consumi di prodotti alimentari, almeno per quel che riguarda il mercato interno erano anche aumentati. Adesso, con la riapertura, c’è stato un crollo e non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi».

Spanò spiega che le produzioni ortofrutticole non vengono programmate unicamente per il mercato interno e che in Sardegna, d’estate, molte aziende organizzino il lavoro in base alle previsioni degli arrivi dei turisti. Le programmazioni in agricoltura non si possono fare da un giorno all’altro, soprattutto quando si tratta di aziende di una certa dimensione e altamente specializzate. Così è successo che molte produzioni, ad esempio le primizie, che erano destinate a quella parte di turisti che, soprattutto stranieri, privilegiano per le vacanze la tarda primavera, sono invece rimaste nei campi. «Le perdite sono altissime: speriamo che la situazione cambi con luglio e agosto e che i turisti arrivino, altrimenti sarebbe una catastrofe – dice Spanò –. Siamo ottimisti e non possiamo fare altrimenti».

La Coldiretti, aveva stimato che in alcune aziende del Terralbese, già da aprile, il calo del fatturato si fosse attestato al 31% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un calo determinato dalla riduzione di vendite nei settori della ristorazione, dell’accoglienza, del catering e della grande distribuzione. Alcune aziende, hanno addirittura dovuto rivedere la programmazione, come nel caso de L’orto di Eleonora, che come aveva spiegato il direttore, Salvatore Lotta, in via prudenziale aveva ridotto del 20% la potenzialità produttiva.

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