Stipendi e tfr non pagati: Cna a un passo dal baratro

Una ventina di decreti ingiuntivi è già stata presentata da altrettanti lavoratori Sulla Confederazione dell’artigianato incombe lo spettro dei pignoramenti

ORISTANO. A rischio crollo come un palazzo senza fondamenta. La Confederazione Nazionale dell’Artigianato potrebbe sgretolarsi nella sua versione oristanese. A far sbriciolare il pavimento potrebbero essere i debiti e i ritardi nei pagamenti che solo il Covid è riuscito a nascondere per qualche mese. Ora che la vita è ripresa più o meno normalmente e il virus colpisce meno, la voragine può aprirsi da un momento all’altro. I segnali del resto ci sono tutti e sono scritti su atti ufficiali, visto che prima è arrivata una ventina di decreti ingiuntivi e negli ultimi giorni circolano con sempre più insistenza le voci dell’invio di diversi precetti da parte dei creditori. La mossa farebbe da preludio alle richieste di pignoramento, anticamera poi per un eventuale fallimento in caso di ulteriore inadempienza.

Se le fondamenta sono solide, la struttura reggerà, ma diversi indizi fanno una prova e in questa vicenda ve ne sono parecchi che dicono che sia il contrario. Tutto comincia qualche mese fa, quando alcuni pezzi da novanta, tra cui l’ex segretario provinciale Pietrino Scanu sostituito da Emilio Garau e semplici dipendenti della società e della cooperativa che prestano servizio per la Cna, vanno in pensione. Si fruga nei conti e ci si accorge che non ci sono i soldi per pagare i trattamento di fine rapporto. C’è chi pensa che il tutto sia molto strano perché negli anni passati la società Cna Servizi ha fatto anche delle operazioni costose che le hanno consentito di acquisire gli immobili in via Canalis a Oristano dove c’è la sede provinciale della Confederazione.

Chi mai dunque dubiterebbe del fatto che non ci siano i soldi per pagare i Tfr? E invece questa è la realtà o forse è ancora peggiore. Qualche mese fa, prima che tutto si fermasse per l’emergenza sanitaria, il bilancio era di un rosso molto accesso da far tremare i polsi. Poi è arrivato il Covid, seguito da una serie di misure statali che hanno aiutato tanti a restare a galla, e tutto sembrava risolto. La Cna ha mandato i dipendenti delle società e della cooperativa Cesimart in cassa integrazione e ha poi pagato alcuni decreti ingiuntivi. Ma è stato un po’ come quando si manda la polvere sotto il tappeto per far vedere che il pavimento è pulito. Tolto il tappeto riecco i debiti che iniziano ad accumularsi e le difficoltà a pagare tfr e stipendi – c’è qualcuno che non vede buste paga da cinque mesi –.

Significa che il buco tappato con un dito è diventato una falla assai più grande per cui servirebbe una saracinesca per non finire del tutto sott’acqua. E allora che si fa? La Cna provinciale ha cercato una sponda a livello regionale, ma le trattative sono in stallo. Le altre sedi provinciali, quelle “frugali” per tirare in ballo un termine oggi molto in voga, sarebbero molto perplesse di fronte alla richiesta di soccorso, perché la Cna oristanese avrebbe mantenuto in vita un sistema di gestione a loro non gradito. Le critiche riguardano soprattutto la commistione di compiti, dipendenti e buste paga che hanno la cooperativa Cesimart e la società Cna Servizi. Ci sono poi le altre perplessità legate all’acquisto degli spazi dia via Canalis, perché la Cna Servizi non può avere proprietà immobiliari.

E su tutta la vicenda pende la spada di Damocle rappresentata dai precetti, che vengono dati come imminenenti da parte di alcuni dipendenti assistiti dagli avvocati Antonio Tola e Gabriella Martani. Dietro l’angolo c’è il rischio pignoramento che rischia di farsi concreto mandando giù crollare il palazzo.

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