«La sanità oristanese è abbandonata»

Sindaci e associazioni uniti nel chiedere un servizio efficace. Sotto accusa Provincia e Assl per la gestione dell’emergenza

ORISTANO. Sono circa duecento, distanziati e mascherati come da protocollo, i manifestanti che ieri mattina hanno chiesto il rilancio della sanità oristanese nel parcheggio di via Ugo Foscolo, a pochi metri da quegli uffici della Assl a cui si sono rivolti numerosi interventi, non certo per complimentarsi rispetto alla gestione di un sistema sanitario territoriale in affanno da settimane e indebolito da anni. «Servono medici e infermieri, serve il potenziamento delle Usca (l'unità per l'assistenza domiciliare, ndr) e del servizio di igiene pubblica e bisogna riaprire immediatamente il pronto soccorso del San Martino» chiede il sindaco di Oristano, Andrea Lutzu, il cui intervento apre la manifestazione organizzata dalla Commissione speciale sanità del Comune di Oristano, da Cgil, Cisl e Uil, dalle associazioni Komunque donne, ANIAD, Thalassemici Oristano Onlus, Cittadinanzattiva, dai Comitati a difesa dell'Ospedale di Bosa e di Ghilarza e dal Comitato per il diritto alla salute della provincia di Oristano. La parola d'ordine è unità, quella dei paesi di tutta la provincia rappresentati dai loro sindaci, in prima fila con le loro fasce tricolori. «La Provincia non ci dà risposte, non le dà a tutto il territorio e non riesce a rappresentarlo» afferma il primo cittadino di Bosa, Piero Franco Casula, attaccando l'ente locale, come poi faranno altri oratori, accusato di inconsistenza politica, dovuta anche al commissariamento. Parlano anche i comitati, il medico Maria Carmela Marras del Comitato per la difesa della salute in provincia di Oristano non lesina critiche alla Assl: «È inutile che la Assl indori la pillola. Il pronto soccorso di Oristano è attualmente chiuso e ormai in ospedale non è rimasta più un'area “pulita”. Manifestiamo a Cagliari e i sindaci minaccino le dimissioni se non arriveranno risposte». Parla della riconversione del Delogu di Ghilarza a ospedale Covid Livio Deligia, rappresentate del comitato locale: «La Assl, dopo aver irregolarmente chiuso e aperto a Oristano il reparto Covid previsto per Ghilarza, ha cercato di addossare su un territorio dimenticato e abbandonato da anni le responsabilità dell'inghippo. Noi siamo consci dell’emergenza e accettiamo la riconversione totale, ma ricordiamo che la riapertura del Primo intervento potrebbe aiutare a lenire le sofferenze dei malati non Covid». In rappresentanza delle quattro associazioni civiche promotrici, interviene Marcello Grussu: «Abbiamo tassi di anzianità, mortalità e malattie croniche più alti della media in provincia di Oristano, eppure da anni si chiude per ragionamenti meramente economici». A chiudere la mattinata ci pensa Efisio Sanna, presidente della commissione sulla sanità della Consiglio comunale di Oristano: «Quello di oggi dev'essere solo l'inizio. Dobbiamo essere noi a decidere quale modello vogliamo che la Regione realizzi nell'Oristanese, partendo dalla priorità della sanità di base».

Davide Pinna

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