Foto e video osé in chat, condannato a Oristano chi li divulgò

Inviate da una minorenne al suo fidanzato furono poi condivise da un loro amico. Un anno di pena e dovrà risarcire con 20mila euro la diciassettenne

ORISTANO. Dovevano essere carinerie scambiate col fidanzatino, ma qualcosa andò storto e le foto e i video osé che una minorenne aveva inviato al ragazzo finirono su un altro telefonino. La colpa fu della condivisione di un programma e di una password che fecero acquisire anche i file che invece dovevano restare riservati. L’amico del ragazzo avrebbe potuto ignorarli oppure segnalare ciò che era accaduto, ma non lo fece. Pensò anzi di inoltrare foto e video in una chat in cui erano presenti tantissimi ragazzi del paese in cui questa vicenda si svolse qualche anno fa.

Le foto e i video fecero quindi il giro di numerosi telefonini ed è per questo che il 26enne è stato condannato dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Cagliari a un anno con la sospensione condizionale della pena, al termine del rito abbreviato scelto dall’avvocato difensore Fabio Costa. La condanna era stata chiesta dal pubblico ministero nella sua requisitoria ricordando come la divulgazione di materiale del genere costituisca un reato, ancor più grave se al centro di tutta la vicenda c’è una ragazza che all’epoca dei fatti era minorenne. Non è un caso di ritorsioni e vendette con la divulgazione di filmati a luci rosse, reato al centro di episodi di cronaca anche in queste ultime settimane, ma per il giudice è pur sempre un reato per quanto il difensore dell’imputato, di cui non indichiamo il nome per evitare che la vittima sia riconoscibile, avesse sostenuto che il materiale fosse stato acquisito involontariamente e comunque con il consenso del fidanzato della ragazza che aveva rivelato le password e consentito l’accesso al proprio profilo per l’utilizzo di un programma su internet.

Come sempre accade in queste vicende gli strascichi non sono indolore. La ragazza, che aveva 17 anni quando si ritrovò ignara protagonista delle visualizzazioni nelle chat dei ragazzi del suo paese, venne a conoscenza della vicenda solamente qualche tempo dopo, quando ormai il danno era stato già fatto. Si ipotizzò anche che altri ragazzi avessero divulgato le foto e i video, ma al momento del sequestro di altri telefonini non c’era più traccia dei file.

Non si saprà mai se altri ragazzi avessero divulgato quelle immagini ad altre persone. Questo è però un aspetto che è ovviamente rimasto fuori dal processo, dove invece hanno già trovato spazio le richieste dell’avvocato di parte civile Gianfranco Contini. Il giudice, oltre ad aver condannato il ragazzo, ha infatti disposto anche il risarcimento alla vittima quantificandolo in 20mila euro. Soldi che non cancelleranno la brutta vicenda, ma forse serviranno anche da deterrente affinché in futuro altre persone evitino di usare i telefonini e le chat per condividere materiale strettamente privato e per cui non erano stati autorizzati alla divulgazione.

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