Lavoratori stagionali, crollano gli occupati di servizi e turismo

Lo studio della Cgil: «Calo del 30% dei contratti a termine» Pesanti anche le ricadute sul settore dei trasporti

ORISTANO. C’era una volta il lavoro stagionale. Potrebbe iniziare così, la cronaca del crollo del numero dei contratti di lavoro nei settori del turismo, terziario e trasporti, certificata dai dati dei centri per l’impiego durante la prima ondata pandemica. Uno studio della Cgil di Oristano, basato sull’analisi dei dati, attesta come sia il turismo il settore maggiormente colpito: nel 2020, infatti, il calo percentuale di contratti di lavoro rispetto all’anno precedente è stato del 30 per cento. Appunto quel settore che garantiva a un notevole numero di lavoratori stagionali un minimo di sicurezza, non è più l’ancora di salvezza per camerieri, cuochi, lavapiatti e addetti al ricevimento.

L’apertura in ritardo delle strutture ricettive, la cancellazione delle prenotazioni, la difficoltà di viaggiare e tutti i problemi legati all’emergenza sanitaria hanno provocato un disastro. Le previsioni per il 2021 non sono certamente ottimistiche. Dice infatti Andrea Sanna, segretario provinciale della Cgil: «La sensazione è che quest’anno andrà anche peggio. Se non cambierà qualcosa, il comparto in questi due anni avrà perduto quasi il 50 per cento dei posti di lavoro. Se nel 2020 in questo periodo già si pensava a possibili riaperture a partire dall’inizio dell’estate, stavolta il clima è del tutto diverso. Non si parla di aperture e l’unica cosa certa è che le restrizioni proseguiranno per tutto aprile».

Leggere i dati fa una certa impressione: nel distretto di Ales il calo dei posti di lavoro è stato pari al 21 per cento che diventano il 25 per cento a Cuglieri e a Oristano. Il record negativo lo detiene Ghilarza: meno 28 per cento, che scendono al meno 20 di Terralba e a meno 17 di Bosa. L’analisi della Cgil attesta come il settore ad aver registrato la maggior perdita di posti di lavoro è quello dei servizi alle imprese, con un 32 per cento negativo. Seguono il settore alberghiero-turistico dove il calo è stato del 30 per cento, infine i trasporti dove i posti di lavoro sono scesi del 26 per cento.

Dice ancora Alessandro Sanna: «Da questi dati possiamo ricavare come la maggior parte dei posti di lavoro persi siano stati di tipo stagionale, con numeri importanti. Se valutiamo questi dati – prosegue il sindacalista – e li immaginiamo per il 2021, possiamo solo pensare a una ulteriore riduzione delle assunzioni stagionali, non avendo ancora alcun elemento per programmare riaperture in sicurezza per tutte le attività».

Per il territorio, che da sempre registra un tasso di disoccupazione fra i più alti a livello addirittura europeo, è un vero dramma. «Siamo estremamente preoccupati perché la provincia ha molto lavoro precario stagionale e a tempo determinato oltre ad avere molti lavoratori a tempo determinato ma part time», prosegue Andrea Sanna. L’emergenza pandemica ha dunque aggravato una crisi economica già pesante, andando a colpire proprio quei settori, come appunto il turismo, che erano fino a oggi considerati una vera e propria ancora di salvataggio per tantissimi lavoratori che su quei contratti, seppur della durata di pochi mesi, riuscivano a programmare le risorse per tutto il resto dell’anno. «In realtà – dice ancora il segretario della Cgil – anche se qualcuno l’anno scorso ha potuto lavorare, le difficoltà sono state enormi, legate ad esempio alla contrazione della stagione turistica. Per chi non ha lavorato, hanno pesato moltissimo gli effetti legati all’incertezza sugli interventi del Governo che avrebbero dovuto sostenere queste persone. I famosi bonus, infatti, inizialmente avevano escluso una vasta platea di lavoratori che, avendo un contratto a tempo determinato, non venivano riconosciuti come stagionali. Ci sono voluti dei mesi – denuncia il sindacalista – per porre rimedio e far rientrare anche gli altri lavoratori nel programma di sostegno, purtroppo però, per tanti i bonus sono arrivati in ritardo».

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