Punto di primo intervento, l’Ats annienta le critiche

Il commissario dell’Assl oristanese Cossu elenca in dieci punti tutti i suoi dubbi Il responsabile regionale Temussi ribatte: «Tutto in regola e lo sapevate»

GHILARZA. Dieci quesiti possono bastare per sollevare un polverone. La partenza del punto di primo soccorso all’ospedale Delogu attraverso i “medici in affitto” regala subito interrogativi e un botta e risposta a stretto giro di posta tra il commissario dell’Assl Antonio Francesco Cossu e il commissario regionale dell’Ats Massimo Temussi. Che i dubbi aleggino sopra l’operazione costosissima di riaprire il punto di primo intervento all’ospedale ghilarzese per soli codici bianchi e verdi è ormai lampante. Al di là delle voci di dissenso sull’operazione, che pian piano emergono, la richiesta di chiarimenti da parte del commissario dell’Assl di Oristano non è caduta nel vuoto. Anzi.

La risposta di Temussi infatti arriva a pochi giorni di distanza. Se dieci erano state le perplessità avanzate dal dottor Cossu, altrettante sono le repliche del dottor Temussi, tanto che la stessa Assl di Oristano ieri si è sentita in dovere di precisare che i due vanno d’amore e d’accordo e che il tutto rientra nella normalissima dialettica di chi si trova a gestire parti o l’intera sanità sarda. Il tutto però sembra il preludio di una più ampia discussione sul futuro dell’affidamento a una ditta esterna del defunto (o risorgente?) pronto soccorso di Ghilarza, intervento sponsorizzato dal consigliere regionale Domenico Gallus e poi accolto dall’assessore regionale Mario Nieddu.

Intanto però il commissario Temussi ha voluto rendere tutto più chiaro ricordando che la riorganizzazione della sanità isolana prevedeva, sin dal 2017, che Ghilarza avesse il suo punto di primo soccorso e che questo abbia come punto di riferimento lo stesso ospedale. Anche sulla sua collocazione, per la quale Antonio Cossu aveva avanzato delle richieste di chiarimento, viene ribadito che la scelta del primo piano è legata a requisiti che altrimenti non sarebbero stati rispettati, fatto che avrebbe impedito il buon esito della procedura di accreditamento.

Il resto riguarda questioni operative in senso stretto a partire dal fatto che il punto di primo intervento sia regolarmente autorizzato a seguire, con gli strumenti che il vecchio pronto soccorso aveva in carico, i casi meno seri ovvero i cosiddetti codici bianchi e verdi. Dal giallo in su, la direzione da prendere è quella del San Martino di Oristano sulla base delle indicazioni degli stessi medici presenti a Ghilarza. Ciò impone anche il pagamento del ticket, nulla di diverso da quanto accadrebbe in qualsiasi altro ospedale di fronte a un paziente in codice bianco o verde. Ma un dubbio resta e la Regione e non l’Ats sarà in grado di chiarirlo meglio.

Piccola, ma non certo secondaria precisazione, Massimo Temussi la offre sul fatto che, esclusi i medici, il resto del personale deve essere fornito dall’Assl. Ebbene, questo prevede il contratto e da lì non si scappa. Intanto però i medici della ditta esterna possono accedere ai sistemi informatici al pari di tutti gli altri dipendenti, in senso stretto, dell’Assl. Discorso chiuso, almeno su questi aspetti lo è di sicuro.

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