Oristano, Ortopedia si ferma: niente interventi, pazienti in attesa da giorni

Al San Martino sale operatorie riservate ad altri reparti

ORISTANO. «Abbiamo dodici pazienti con fratture da operare, ma non è possibile farlo. C’è una carenza di anestesisti e non ci danno a disposizione la sala operatoria». Questa è la risposta che i medici del reparto di Ortopedia dell’ospedale San Martino, danno ai pazienti e ai loro familiari da giorni, perché faticano a effettuare gli interventi chirurgici. Il risultato? I pazienti devono prorogare per giorni la loro degenza, nella speranza che prima o poi vengano operati oppure possono scegliere di trasferirsi in un’altra struttura dell’isola che ha possibilità di effettuare quel tipo di intervento.

La spiegazione di quanto sta accadendo è semplice. Prima si potevano svolgere sette sedute operatorie alla settimana, per cui si preparava la lista di chi doveva andare sotto i ferri con un programma degli interventi. Adesso invece non c’è più una sola sala a disposizione e ci si trova a lottare gomito a gomito con gli altri reparti per avere uno spazio. Secondo le disposizioni dell’Assl, i pazienti degli altri reparti hanno sempre la precedenza su Ortopedia che viene così penalizzata. A rimetterci sono i malati e l’immagine stessa dell’ospedale, che poco tempo fa aveva in Ortopedia e Traumatologia un reparto da primato, mentre ora quello stesso reparto viene affossato, nonostante i continui reclami dei medici stessi.

A complicare ulteriormente il tutto c’è la carenza cronica degli anestesisti. «Molti di quelli che c’erano sono andati via – spiegano dal reparto –, altri sono stati inviati ad affrontare l’emergenza covid e qui nessuno li ha sostituiti. Ci sono ospedali a Cagliari e a Sassari che sono attualmente pieni di anestesisti. Sappiamo che vengono addirittura inviati negli hub vaccinali a controllare che non ci siano reazioni avverse, mentre qui, noi, non possiamo operare».

La situazione di Ortopedia al San Martino rischia pertanto di diventare esplosiva. «Ci sentiamo le prime vittime di questo stato di cose – affermano alcuni medici – e siamo i primi a essere contrariati. Vorremmo operare, ma non è possibile farlo».

E mentre l’ospedale riapre alle visite con restrizioni – un unico familiare a paziente per un quarto d'ora al giorno, previo doppio vaccino o tampone negativo da rinnovare ogni 72 ore –, i pazienti ricoverati in Ortopedia attendono di sapere quale sarà il loro destino. «Abbiamo preparato una lista dettagliata per far capire qual è la situazione – spiegano i dottori –. Speriamo che serva a far smuovere la situazione».

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