Ottava senza popolo, sperando che sia l’ultima

Sedilo, poche decine di persone per la discesa dei fedeli a piedi. Della tradizione salve solo le messe

SEDILO. Non si può prevedere quando torneranno a riempirsi gli spalti naturali di Monte Isei, un tempo non lontano proscenio della rappresentazione a cavallo e a piedi della battaglia di Ponte Milvio e da un anno e mezzo svuotati dalle regole di contenimento della pandemia.

Prima che le folle tornino a gremire l'arena di San Costantino c'è un'altra guerra da vincere, combattuta dall'intera comunità internazionale. Le continue mutazioni del virus, la mobilità e le libertà riacquistate e non sempre gestite dai singoli individui e dalle masse in un'ottica di conservazione, rischiano di ritardare la fine dell'emergenza. Ma le proiezioni negative sull'andamento dei contagi non spengono le speranze di un ritorno alla normalità.

Con questo auspicio, ieri, si sono spenti i riflettori sulla festa di San Costantino, privata dell'Ardia per il secondo anno consecutivo. L'Ottava ha rispettato lo stesso copione della processione a cavallo: nessuna rievocazione storico-religiosa dell'epico scontro consumatosi nel 312 tra Costantino e Massenzio per la successione al trono dell'Impero Romano d'Occidente.

L'esercito di cavalieri e l'orda di corridori lanciati all'inseguimento delle tre pandele sotto gli sguardi di migliaia di spettatori sono scene da pre-pandemia. Della tradizione sono state salvate le sole celebrazioni eucaristiche, ma quest'anno qualcosa si è rivisto. Il 6 e il 7 luglio una ventina di cavalieri sono tornati nel teatro dell'Ardia, sebbene con discese sporadiche e andatura moderata. L'inconsueto rituale si è ripetuto ieri a piedi. In solitario o in gruppi ristretti, alcune decine di sedilesi hanno percorso a piedi il tracciato che in tempi ordinari è battuto da centinaia di corridori.

Ma la devozione per Costantino sconfina nel resto dell'isola, come testimonia il pellegrinaggio compiuto a piedi dai trenta fedeli di Ottana giunti in paese di mattino presto per seguire la messa in parrocchia e dirigersi al santuario rinnovando una vecchia consuetudine. C'è stato anche chi ha esaudito alla soglia degli 80 anni il desiderio di pregare nei luoghi dedicati al culto del taumaturgo bizantino «Dovevo farlo, volevo conoscere San Costantino da vicino», ha raccontato Grazia Salis, di Oliena. «È stata una festa più raccolta ma altrettanto sentita, vissuta con l'intensità di sempre. Per il futuro mi auguro che quest'epidemia finisca e che tutto torni alla normalità», ha detto Lucia Faedda, la prioressa del consiglio religioso di San Costantino. Il parroco ha formulato lo stesso auspicio a conclusione della messa solenne dell'Ottava, che ha segnato l'ultimo atto della trilogia. «L'augurio – ha detto don Battista Mongili – è riprendere le celebrazioni in maniera consueta perché significherebbe aver sconfitto la pandemia».

Maria Antonietta Cossu

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