I barracelli e l’incendio: «Senza armi per fermarlo»

Cuglieri. L’amarezza dei componenti della polizia rurale dopo il rogo «E ora non abbiamo mezzi per portare l’acqua e bonificare il terreno»

CUGLIERI. L’incendio che ha devastato il Montiferru e costretto ad evacuare dalle abitazioni parte della popolazione, oltre al persistente odore di bruciato e alla desolazione dei paesaggi anneriti e degli alberi ridotti a veri e propri scheletri, lascia molta amarezza in chi, come i barracelli locali, comandati dal capitano Gavino Irde, non ha potuto fare quanto avrebbe voluto perché sprovvisti di mezzi adeguati a fronteggiare il fuoco. «Nessuna volontà polemica verso la macchina regionale antincendi – precisa subito – anche perché le proporzioni del fronte del fuoco erano tali da risultare difficilissimo contrastarlo».

I barracelli nel momento di maggiore pericolo c’erano, e hanno fatto la loro parte. Stavano andando verso località Cannisone, un zona della campagna poco sopra la chiesa campestre di San Lorenzo, con l’unico mezzo a disposizione: un Nissan vecchio di circa 18 anni. A destinazione però non sono potuti arrivare perché il veicolo si è fermato prima. Un guasto al motore e il fuoristrada, forse dovuto all’eccessivo calore sviluppato dal rogo, ha costretto i barracelli a fermarsi a breve distanza dal fronte del fuoco; un guasto meccanico che poteva avere conseguenze tragiche gli operatori che stavano a bordo del Nissan. «Per fortuna che il vento in quel momento non spingeva l’incendio nella nostra direzione – ha detto Gavino Irde – altrimenti la situazione poteva diventare molto pericolosa per noi».

Il veicolo è stato recuperato e portato in un’officina meccanica di Oristano. Il costo dell’eventuale riparazione non si conosce ancora. «Qui gli incendi proseguono con cadenza quotidiana – continua il capitano dei barracelli –. Il fuoco cova sotto la cenere e se qualche brace trova condizioni favorevoli, può far ripartire l’incendio. Noi facciamo quello che possiamo, tuttavia non possiamo portare a spalla l’acqua necessaria per effettuare le bonifiche del terreno».

Qualche giorno fa i barracelli hanno aperto una sottoscrizione su una piattaforma internet per raccogliere i fondi per l’acquisto di un nuovo mezzo antincendi. «Ma un veicolo con l’allestimento antincendio – osserva l’altro barracello Giangiuseppe Cotzia – ha un prezzo elevato, poco meno di 165mila euro. Una cifra molto lontana da quella raccolta finora, che ammonta a circa 3 mila euro».

La gara della solidarietà è aperta, adesso tocca a chi ha a cuore le sorti del verde rimasto offrire il proprio contributo per la ricostruzione. Come ha fatto la pittrice Lina Mannu, che vuole donare il ricavato di un suo quadro intitolato “Il guardiano del tempo”. Il soggetto ritratto è l’oleastro millenario di Sa tanca Manna parzialmente bruciato nell’incendio, il costo dell’opera è stato fissato in 1.000 euro, ma qualcuno ha avuto da ridire sul prezzo senza considerare la finalità.

Intanto a Seneghe, in questi giorni, tra le varie iniziative promosse a sostegno dei Comuni colpiti dalle fiamme, come la raccolta di foraggio, mangimi, rete metallica e altri ausili, c’è quella messa in campo dall’autogestita e che coinvolge tutti i cacciatori locali. Da qualche giorno si sono mobilitati per portare acqua e alimenti alla fauna selvatica, in particolare a cinghiali e cervi, scampata al rogo e adesso gravemente stressata dalla perdita del proprio habitat. I cacciatori stanno effettuando servizi di vigilanza nel territorio in cui è affluita la selvaggina. Una risposta che, dopo quella massiccia seguita alla richiesta della commissaria Graziella Madau di fronteggiare il fuoco prima che arrivasse al monte Sos Paris, dimostra l’attaccamento dei seneghesi, e non solo, al proprio territorio e ai boschi che lo caratterizzano.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes