La grande festa della fede solo a numero chiuso

Prenotazioni on line o per telefono per assistere alla messa dell’arcivescovo In 500 alla funzione dell’8 settembre. Niente pellegrinaggi e novene per pochi

ORISTANO. Il covid ha colpito anche il polmone devozionale delle feste patronali, preziosa riserva di fede e pietà popolare. Al Rimedio non ci saranno come tre anni fa, e regolarmente prima della pandemia, settemila fedeli ad assistere, l’8 settembre, al pontificale presieduto dall’arcivescovo: quest’anno un massimo 500 persone è autorizzato a partecipare, nel piazzale antistante il santuario di Donigala Fenughedu, alla concelebrazione di padre Roberto Carboni. Anche la novena preparatoria si svolge a ranghi ridotti e in più che il divieto ai tradizionali pellegrinaggi dai paesi vicini e anche da quelli assai più lontani del Nuorese che fanno parte dell’arcidiocesi arborense.

Don Tonino Zedda, 60 anni, cancelliere arcivescovile e parroco della chiesa di San Giuseppe lavoratore, da pochi mesi rettore della basilica del Rimedio, ha dovuto portare tutto a dimensione covid: «La capienza della basilica è stata ridotta da 300 a 130 posti, prenotati online o telefonicamente per partecipare alle due quotidiane novene: quella popolare alle 17.30, alle 21 per famiglie e per lavoratori. Il 7, l’8 e il 9 settembre verranno celebrate dieci messe in chiesa che consentiranno complessivamente a quasi cinquemila persone di incontrarsi con la Madonna del Rimedio».

La festa di inizio settembre non è mai stata accompagnata dal corollario di festeggiamenti civili, cioè orchestrine, spettacoli di vario tipo, concerti, cantadores in limba, «Anche se, dopo le celebrazioni religiose i fedeli amavano e amano sostare nei campi attorno alla basilica – aggiunge don Zedda – per consumare un pasto fraterno. Per questo motivo pescivendoli e macellai della città e dei paesi allestivano bancarelle e stazzi per i pellegrini, che con rivendite di torrone e dolciumi hanno dato vita a una sorta di sagra paesana. Quest’allegra samarcanda multicolore, uno degli aspetti più caratteristici della festa del Rimedio, lo scorso anno è mancata e, probabilmente, mancherà anche quest’anno».

I tradizionali oceanici appuntamenti con le feste patronali cominciano a mancare alla Chiesa e alle comunità locali. «Senza occasioni di festa e momenti comunitari per vivere anche la sofferenza e il dolore, com’è successo durante tutta la pandemia, sprofondiamo – dice il rettore – in un clima strano di involuzione e di impoverimento sociale».

La pandemia influisce negativamente sulla pratica religiosa delle parrocchie e della diocesi non solo di Oristano. «Nel periodo del lockdown, lo scorso anno, le chiese si sono ritrovate deserte. Noi preti abbiamo dovuto celebrare le messe da soli: è stata un esperienza dolorosissima anzi disastrosa. Abbiamo anche constatato – aggiunge il sacerdote – che per celebrare non basta la presenza fisica, occorre l’intensità delle fede. Il covid ci ha fatto capire che una cosa è la devozione e la celebrazione superficiale, altra è il cammino spirituale di comunione con Dio e i fratelli. Certo i numeri sono cambiati durante il lockdown: chiese deserte, catechesi assente in tutti i settori, sacramenti inesistenti o quasi. Qualcuno ha tentato la via social, ma non credo con buoni risultati. A freddo dovremmo riprendere questa esperienza e capire che effetto abbia prodotto nella vita delle nostre comunità».

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