Addio in Procura Basso andrà a Lecco

Ieri mattina la nomina del Csm: era a Oristano dal 2016 «Il delitto del lago è il momento che più mi ha segnato»

ORISTANO. Ha davanti ancora qualche settimana di permanenza in Sardegna, ma da ieri Ezio Domenico Basso non è più il procuratore della Repubblica. Il panorama cambia e dopo il mare del Sinis si troverà di fronte l’altrettanto meraviglioso scenario di quello che tutti conoscono come lago di Como. Prenderà però servizio sulla sponda opposta. Ieri mattina, la seduta del Consiglio Superiore della Magistratura, gli ha infatti attribuito l’incarico di procuratore della Repubblica al tribunale di Lecco.

Ezio Domenico Basso continuerà il servizio a Oristano sino alla data del suo definitivo trasferimento, poi ci sarà un periodo di reggenza, con la guida della procura che ricadrà sulle spalle del sostituto procuratore Armano Mammone. Sarà un incarico ad interim, nell’attesa che ci sia la nomina per il posto che da ieri è vacante. L’attuale procuratore ha ottenuto la nomina al termine di una votazione molto combattuta. L’altro magistrato ad ambire alla procura di Lecco era Alessandro Pepè, attualmente sostituto procuratore a Monza. La prima votazione del Csm è terminata 9 a 9 con quattro astensioni, mentre la seconda si è conclusa con un 10 a 9 per Ezio Domenico Basso che conclude così la sua avventura oristanese iniziata nel febbraio del 2016.

«Sono stati anni molto intensi – racconta il procuratore –. Sono molto contento per la nomina, per quanto quello di Lecco sia un tribunale molto impegnativo, ma è nel mio carattere il non tirarmi indietro nel lavoro. In questo mi aiutano tutti questi anni trascorsi a Oristano, perché sono stati una vera e propria palestra. Aggiungo che è proprio vero quel che si dice a proposito dei non sardi che arrivano in Sardegna: si piange all’arrivo e si piange quando si va via. Ovviamente è una metafora, ma sintetizza bene lo stato d’animo di chi si è ritrovato nella vostra terra qualche anno fa e ora la deve lasciare. Ora tornerò da turista e me la godrò ancor di più. Dal punto di vista lavorativo – prosegue – il momento che più mi ha segnato è stato quello in cui abbiamo affrontato il delitto del Lago Omodeo. In quasi trent’anni mai mi ero trovato di fronte a fatti del genere, in cui il più grande tra i protagonisti aveva 21 anni. Poi ci sono state inchieste importanti come quelle sulla corruzione nella sanità e il dolore per l’incendio del Montiferru. Ciò che invece mi ha colpito negativamente è stata l’omertà fine a se stessa che caratterizza i cosiddetti omicidi da muretto: in questi anni sono rimasti tutti irrisolti e non c’è stata una persona che ci abbia aiutato a scoprire la verità».

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