Una montagna di droga in un ovile a Marrubiu

Centosessanta chili di marijuana sequestrati dagli investigatori della Mobile Il custode aveva cercato di ingannarli ammettendo il possesso di un sacchetto

ORISTANO. Pensava di ingannare gli investigatori della sezione antidroga della Squadra Mobile di Oristano, coordinati dal dirigente Samuele Cabitzosu, ammettendo il possesso di una piccola quantità di marijuana per cavarsela con una segnalazione e una denuncia. Ma non aveva fatto i conti bene. E così dalla perquisizione dell’azienda agricola dove faceva da guardiano sono saltati fuori 160 chili di droga per un valore di mezzo milione di euro. Per il giovane residente a Marrubiu, ma sconosciuto in paese e originario di un piccolo centro del nuorese, martedì mattina sono scattate le manette per detenzione e traffico di droga. Ieri l’udienza di convalida. Il giudice ha confermato l’arresto e ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere, a Massama.

Il giovane, 31enne di cui per non compromettere le indagini non sono state fornite ufficialmente le generalità, era convinto di averla fatta franca. All’arrivo degli investigatori, che per sicurezza avevano “cinturato” la vasta area alle porte di Marrubiu, il custode dell’azienda continuava ad accudire le pecore, senza mostrarsi sorpreso, salvo poi ammettere le sue responsabilità al ritrovamento di un sacchetto termosaldato da cinquanta grammi rinvenuto in un anfratto a fianco di un casolare abbandonato. Purtroppo per il giovane, forse tradito da uno sguardo sospettoso e preoccupato, la perquisizione come da copione non si è esaurita al primo colpo, quasi un contentino per far mollare la presa, ma è continuata a fondo in tutti i diversi locali adibiti alla conservazione dei mangimi.

E la caccia ha dato in pochi minuti buoni frutti. Gli investigatori infatti hanno trovato e sequestrato oltre un quintale e mezzo di stupefacente suddiviso in trenta sacchi stracolmi di marijuana già sbocciolata e ripulita degli scarti (110 chili), e ulteriori 4 mega sacchi contenenti gli arbusti dello stesso stupefacente ancora da privare delle infiorescenze (50 chili). Quanto sequestrato dagli agenti è il frutto di una grossa piantagione di canapa indiana illegale già estirpata, essiccata e lavorata. Come se non bastasse da una prima analisi chimica è emerso che la droga aveva una elevata percentuale di Thc, il deltatetraidrocannabinolo, uno dei principi attivi della cannabis più importanti. In assenza di informazioni ufficiali si possono fare solo ulteriori ipotesi su questo maxi ritrovamento: le piantine erano piccole, da semi modificati geneticamente per aumentare i principi attivi riducendo la dimensione della piantina per non essere vista dall’alto dagli elicotteri; la droga era stata coltivata in area ed era verosimilmente diretta al mercato locale; il servo pastore che faceva da scorta al “tesoro” illegale (mezzo milione di euro il suo valore commerciale) era sicuramente aiutato da altre persone. L’azienda agricola in realtà serviva di copertura alle lavorazioni della droga: alcuni locali erano adibiti per l’essicazione, la lavorazione e il successivo stoccaggio. Nulla veniva lasciato al caso, compreso il cammuffamento della droga insieme a paglia, fieno e mangimi.

Per gli investigatori della Mobile adesso si aprono più fronti di indagini: chi ha frequentato di recente quella zona, chi erano i complici del pastore, quali erano i suoi acquirenti. Certamente non si tratta di consumatori abituali, semmai di spacciatori che a loro volta riforniscono i venditori al dettaglio con una catena ben ramificata. Ed è questo il punto più delicato di questa vicenda. Questo ritrovamento ha interrotto un flusso di merce importante per la piazza oristanese. Altri cercheranno di inserirsi in questo mercato.

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