Zone umide e golfo, la gestione diventa integrata

Enti pubblici, imprenditori e associazioni si uniscono per il futuro dell’area costiera

ORISTANO. Prende il via il processo partecipativo del Contratto delle zone umido costiere dell’Oristanese. Martedì, nell’aula consiliare della Provincia, si terrà il primo di una serie di incontri che nell’arco dei prossimi sei mesi, coinvolgerà tutti i settori economici, le imprese, le associazioni, organizzazioni e la popolazione dei Comuni del progetto Maristanis, nato nel 2017 per la conservazione e lo sviluppo sostenibile delle aree e delle comunità che circondano i sei siti Ramsar del golfo di Oristano, e curato dalla Fondazione Medsea.

Gli esperti della Fondazione inizieranno un lungo percorso di incontri con tutti i soggetti che compongono la società civile, scientifica ed economica degli undici comuni coinvolti nel nuovo strumento di gestione delle zone umide e costiere. Il Contratto delle Zone umide marino costiere è stato sottoscritto il 5 febbraio dall’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente, dalla Provincia, dal Consorzio di Bonifica e dai sindaci dei Comuni di Arborea, Arbus, Cabras, Guspini, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Vero Milis, Santa Giusta e Terralba, a cui si è aggiunto recentemente anche il Comune di Nurachi.

Il Contratto di Costa è uno strumento volontario di partecipazione negoziata e partecipata. Al momento è adottato da undici regioni italiane con più di 93 contratti in lavorazione e undici già stipulati. Un progetto ambizioso con sette macro-obiettivi che il contratto si propone di raggiungere. Tra questi c’è il miglioramento dello stato ecologico delle zone umide di importanza internazionale, i siti Ramsar appunto, la tutela e la conservazione della biodiversità del territorio, la riqualificazione del paesaggio naturale e urbano, la valorizzazione del patrimonio culturale, la nascita della prima zona marino-costiera in Sardegna libera dalla plastica, oltre a una serie di azioni concrete per l’adattamento agli eventi di pioggia estremi e al cambiamento climatico.

A disegnare il futuro sostenibile di uno degli scenari ambientali più preziosi del Mediterraneo, sarà il processo partecipativo per il Contratto, formato dai sottoscrittori e aperto a tutti i rappresentanti, o loro delegati, di organizzazioni pubbliche o private, nonché i singoli cittadini. «Il nostro – spiegano i promotori – è un laboratorio di gestione del bene comune già sperimentato da Medsea e dalle municipalità nel corso del Progetto Maristanis che ora, superati i limiti imposti dalla pandemia, accoglie le voci del territorio affinché contribuiscano attraverso idee, critiche e proposte alla costruzione di un luogo dove natura e attività umane siano in armonia». Insomma, una grande scommessa per il territorio, dove, le tutele ambientali da vincoli sono destinati a trasformarsi concretamente in strumenti di valorizzazione e crescita sociale ed economica.

Michela Cuccu

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