Sulle onde per battere le barriere della disabilità

San Vero Milis. Gli atleti della Nazionale paralimpica preparano i Mondiali e raccontano le loro storie

SAN VERO MILIS. Sei atleti, sei storie. Sport e disabilità camminano assieme. Anche questo è l’insegnamento lasciato dalla Nazionale paralimpica di surf, che ha concluso il suo raduno a Capo Mannu, in preparazione del Surfing Paralympic World Championship, i Mondiali ISA dedicati all’Adaptive Surfing. Tre raccontano le loro storie, nelle quali lo sport ha avuto un ruolo fondamentale. «Ho iniziato a fare adaptive surf nel 2012 assieme a Massimiliano Mattei – racconta Lorenzo Bini, atleta paraplegico –, quando questa disciplina è arrivata in Italia. Dopo i Mondiali 2017-18 speravamo in un raduno federale, finalmente ci siamo e in un posto così bello come la Sardegna. La mia disabilità è frutto di un incidente stradale a 19 anni, che mi ha paralizzato dall’ascella in giù. Per la nostra condizione abbiamo dovuto adattare le tavole e non è semplice affrontare onde molto alte».

Nonostante i problemi, l’azzurro ha continuato a fare sport: «Sono stato nuotatore e istruttore di nuoto, ma come atleta mi sento parte di questo movimento del surf adattivo. A livello personale non ho raggiunto finora il podio, ma spero che con l’impegno possa arrivare. Ho già partecipato a un campionato alle Hawaii, ed è stata l’esperienza più bella della mia vita».

Matteo Fanchini è invece uno dei ragazzi ciechi del gruppo, campione di sci nautico oltre che azzurro nel surf paralimpico: «Ero un pattinatore professionista nel freestyle, ma per un incidente stradale ho perso la vista. Da allora mi sono dedicato ad altri sport: oggi sono nella Nazionale di sci nautico, dove ho vinto qualche medaglia, e di surf, ma sto portando avanti anche progetti nello sci alpinismo, per renderlo praticabile ai disabili con il windsurf e con i pattini. Questa è la quinta Nazionale che giro. Lo sport è la mia vita, per la cecità è stato un aiuto e un sostegno, anche se per molte discipline è necessaria la presenza di una guida. Il ritiro in Sardegna ci arricchisce e ci dà gli strumenti per migliorare. Stiamo facendo grandi passi avanti, anni fa era difficile allenarci con i normodotati e bisognava nascondere la nostra disabilità per poter andare in acqua».

Chantal Pistelli è l'unica ragazza e la più giovane del gruppo: «Sono nata con una plasia al piede destro. Ho praticato il trekking, il windsurf, la vela, poi circa quattro anni fa, ho iniziato a fare surf con l’associazione di Massimiliano Mattei. Nel 2019 ho avuto l’onore di fare il mio primo Europeo con la federazione. Essere la prima e al momento unica donna in squadra è per me una grossa responsabilità. Quello di dicembre sarà il mio primo Mondiale e non nascondo l’emozione. Lo sport mi ha aiutato ad accettare la mia situazione, perché ti mette alla prova e ti fa scoprire il tuo corpo e le sue potenzialità. Sono molto felice di fare il primo raduno con la Nazionale qui in Sardegna e ringrazio i sardi per l’ospitalità che ci stanno dando. Auspico di essere di ispirazione per altre ragazze a praticare questo sport».

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