Oristano, le Madri in ceramica incantano anche Sgarbi

Visita del critico d’arte al Museo Diocesano per ammirare la nuova mostra. In esposizione una sessantina di opere in stile art decò della prima metà del ’900

ORISTANO. Non sempre i miracoli vengono dal cielo, anche se l’ispirazione divina al Museo diocesano Arborense è di casa. Una nuova mostra, organizzata ancora una volta con un briciolo di fondi a disposizione dalla direttrice del museo Silvia Oppo e dal curatore delle mostre Antonello Carboni, richiama nomi importanti del mondo della cultura, tanto che due pomeriggi fa ha fatto visita alle sale di piazza Cattedrale niente meno che Vittorio Sgarbi. La deviazione del critico d’arte verso Oristano non è stata casuale, perché a far da magnete sono state le circa sessanta ceramiche in esposizione alla mostra “Madri”. Tutte provenienti da collezioni private, hanno una particolarità: sono pezzi di produzioni semindustriale. Lo stampo è uguale, ma le decorazioni sono state fatte a mano e ciò rende ogni pezzo un unicum.

Sono pezzi straordinari di uno dei periodi di maggior splendore della ceramica italiana, quello tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del secolo scorso, ma girando per la sala si incontrano anche diversi pezzi di periodi successivi. È comunque l’art decò a dominare, quello stile che aveva incantato la borghesia che faceva a gara per avere in casa uno di quei simboli del proprio status sociale.

La decorazione era parte di quel lusso, di quel benessere economico frutto dell’operosità che doveva essere assolutamente messo in evidenza. Quei sessanta pezzi – ci sono anche alcune opere forgiate col famosissimo Panno Lenci, allora molto in voga e apprezzato – sono tutti dedicati alle figure femminili, “Madri” appunto, con un’ulteriore particolarità: sono donne sarde che sanciscono così il trionfo del regionalismo. Del resto quello è un periodo in cui in Sardegna si impongono fior di artisti capaci di farsi apprezzare a livello internazionale.

Il fulcro della produzione della ceramica era all’epoca il Piemonte, ma la crisi della casa madre Lenci, porta a una sorta di diaspora e quel fuoco artistico inizia ad ardere anche in Sardegna col rientro nella terra natale di quegli artisti che sino a quel momento avevano prestato il loro estro oltremare. Sono diversi quelli presenti alla mostra del Museo Diocesano, ma un nome spicca su tutti gli altri, quello di Alessandro Mola. Al pari di altri, fornisce gli stampi alle ditte che in quegli anni si dedicano alla produzione di ceramica semindustriale, con le sapienti e creative mani dei decoratori capaci poi di rendere unici i vari pezzi dando colore e sembianze alle “Madri”, simbolo di Arte paesana nella ceramica moderna italiana.

Così Vittorio Sgarbi, al termine della sua visita, si è complimentato con direttrice e curatore e si è lasciato andare a qualcosa che suona molto più di un complimento: «Questa mostra merita di essere portata altrove», di uscire dai confini della sempre tiepida Oristano, che alle iniziative culturali non sempre risponde presente in maniera sollecita.

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