«Impossibile costruire quelle palazzine»

L’ufficio legale sul ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha annullato la concessione edilizia

ORISTANO. «Un'eventuale impugnazione avrebbe ben poche speranze di successo, vicine allo zero». Non lascia alcuno spazio all'interpretazione, le relazione dell'avvocatessa del Comune Gianna Caccavale sulla vicenda giudiziaria legata all'housing sociale di via Lepanto. Difficilmente, la Giunta – a cui spetterebbe la decisione finale – opterà per un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha annullato la concessione edilizia rilasciata alla ditta Torre, per realizzare due palazzi alti poco meno di venti metri per un totale di 45 appartamenti nel quartiere di Sant'Efisio. Anche perché, la relazione mette in chiaro che il rischio non è quello di infilarsi in un vicolo cieco, ma di sbattere contro il muro: «La bocciatura del ricorso esporrebbe il Comune al rischio di ulteriori spese legali». Le parole della legale sono state lette dalla presidente Veronica Cabras di fronte alla commissione Bilancio, chiamata a esprimere il suo parere sul debito di poco più di 3 mila euro derivante dalla sentenza di fine novembre del Tar di Cagliari che aveva condannato il Comune al pagamento delle spese legali e del contributo unificato. Si tratta indubbiamente di briciole, ma sono più che sufficienti ad accendere in seno alla commissione il dibattito sulle cause della sconfitta giudiziaria del Comune e delle tante grane in materia urbanistica che segneranno gli ultimi mesi di mandato per l'amministrazione guidata da Andrea Lutzu.

Le parole più pesanti sono quelle di Peppi Puddu, capogruppo di Fratelli d'Italia che, con sei consiglieri più il sindaco, è la forza più importante della maggioranza. «Ovviamente voterò a favore del pagamento del debito fuori bilancio, è un atto dovuto. Ma voglio che sia messo a verbale che io sono sempre stato, e sono tutt'ora, contrario all'intervento di realizzazione dell'housing sociale in via Lepanto, perché l'area scelta non reggerebbe il peso antropico». Il fatto è che, se la ditta Torre volesse realizzare il progetto originario – oggetto di una convenzione con il Comune – e superare il limite di altezza imposto dal Tar di 13 metri, dovrebbe ottenere il voto positivo del Consiglio su un piano attuativo o, in alternativa, una deroga al Puc per pubblica utilità. Se, però, il capogruppo del principale partito di centro destra si dichiara contro, è evidente che difficilmente si troveranno i numeri in aula.

Né il sindaco né l'assessore all'Urbanistica Gianfranco Licheri si sono mai espressi nel merito della questione, ma il timore dell'esecutivo è che la ditta, di fronte al «no» dei consiglieri, chieda la nomina di un commissario ad acta. C'è anche un'altra questione, posta dall'indipendente Francesco Federico: «Prima la nota del segretario generale con le contestazioni alla proposta di delibera sul piano attuativo delle palazzine di via De Gasperi (altro progetto bocciato dal Tar per problemi legati alle altezze massime, ndr), ora questa relazione dell'ufficio legale che riduce a zero le possibilità del Comune di vincere al Consiglio di Stato. Mi pare si sia aperto un confronto molto acceso e insolito all'interno degli uffici e chiedo alla maggioranza di tenerne conto e cercare di risolverlo, perché potrebbe bloccare le attività dell'ente, soprattutto quelle di cui dovrà occuparsi la prossima amministrazione». Sarebbe in corso, dunque, uno scontro su due piani: all'interno degli stessi uffici e fra uffici e una parte della maggioranza. Diversa l'interpretazione di Puddu: «Attenzione, l'ufficio legale non dice che l'interpretazione dell'ufficio tecnico fosse sbagliata, ma che la sentenza non lascia margini di successo a un eventuale ricorso».

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