Storia del clochard Nelo una panchina come casa

Solo volontari e chi vive vicino all’ospedale lo assistono portando cibo Ma la sera una coperta e un giubbotto lo proteggono dal gelo invernale

ORISTANO. Avvolto nei piumoni e nei giubbotti che gli hanno portato alcune persone di buon cuore perché senta meno freddo, un clochard di origini romene trascorre le sue notti nella piazzetta di fronte all’ospedale San Martino, a pochi passi dal terrapieno dove si trova la statua di Padre Pio.

Il suo nome è Ionel, ma tutti lo chiamano Nelo, ha 47 anni ed è di nazionalità del paese dell’Est Europa. Racconta di essere sposato e padre di una ragazza di sedici anni. In Romania, secondo quanto dice, non può tornare perché qualcuno gli avrebbe rubato i documenti. La verità però potrebbe essere differente: forse da ricercarsi in quel senso di vergogna originato dal dover ammettere ai parenti che la fortuna cercata in Italia, alla lunga, si è rivelata essere una chimera, che al suo posto Nelo abbia trovato l’alcol e lui ci sia caduto drammaticamente dentro.

In Sardegna è arrivato circa quindici anni fa e, come molti suoi connazionali, ha sbarcato il lunario facendo il pastore in diverse località della provincia. Le ultime sono state Solarussa e Bauladu. Fino a qualche tempo fa, da quel poco che si è riusciti a sapere della sua storia, non aveva grandi problemi: svolgeva il suo lavoro, per il quale veniva alloggiato e retribuito regolarmente. Poi, il suo ultimo datore di lavoro è morto e i suoi eredi avrebbero venduto le pecore. Da quel momento per Nelo sarebbero iniziati i problemi che lo avrebbero condotto sulla panchina in piazza San Martino.

Oristano però non è una metropoli. Una situazione limite come quella che sta vivendo, non passa inosservata e molti, soprattutto tra i residenti della zona in cui il rumeno ha deciso di fermarsi per la notte, si sono dati da fare per aiutarlo. Qualche giorno fa, chiamate da uno di essi, nella piazzetta che ospita Nelo sono arrivate anche le forze dell’ordine, carabinieri e polizia. Gli agenti, dopo gli accertamenti, si sono attivati per cercare una soluzione per toglierlo dalla situazione in cui si trova. Ma non è facile. Come può capitare, ha seri problemi con l’alcol. Racconta di bere solo acqua, ma forse non è tutta la verità. Una soluzione sarebbe anche stata individuata: portarlo in una struttura ricettiva di Carbonia, visto che in città il dormitorio è stato chiuso, ma Nelo non vuole andarci, perché sarebbe costretto a osservare delle regole. E chi vive come Nelo ha smesso da tempo di sottostare a qualunque regola, per questo preferisce la strada dove regole da osservare non ce ne sono. In quella panchina poi riceve ogni giorno: i volontari gli portano il pasto caldo per il pranzo e per la cena, e la mattina un cappuccino con la brioche. Un clochard non passa inosservato a lungo e, per fortuna, le persone dotate di sensibilità, altruismo e senso della solidarietà non mancano. Molte fanno quanto è nelle loro possibilità per rendere quella solitudine meno pesante. Dalle istituzioni, invece arrivano per ora parole di circostanza. «Siamo a conoscenza della situazione e ci stiamo muovendo per risolverla. Al momento non possiamo dire di più», dice l’assessora ai Servizi sociali Carmen Murru.

Le parole attendono i fatti, ma, fino a ieri e dopo una settimana, Nelo era ancora in quella piazza, sulla stessa panchina, al gelo delle temperature notturne, accudito solo dagli angeli che abitano nel rione San Martino e da Simone, il ragazzo che gestisce l’edicola davanti all’ospedale.

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