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Oristano

Il caso

Oristano, fare l’avvocato non piace più e in tanti lasciano la toga

di Enrico Carta
Oristano, fare l’avvocato non piace più e in tanti lasciano la toga

Crollo degli iscritti all’Ordine forense nell’ultimo quadriennio

22 gennaio 2023
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Oristano Addio alle toghe. Far l’avvocato non piace più tanto o forse non conviene più come un tempo e così, lentamente, anche il tribunale va svuotandosi di una parte dei suoi protagonisti principali. Non è un male tutto oristanese, ma i numeri degli iscritti al foro locale regalano una fotografia quanto mai chiara di quale sia la situazione. Nel 2019 le avvocate e gli avvocati iscritti a Oristano erano 376, nel 2020 erano scesi a 372, lieve calo che non faceva presagire che poi si sarebbe scivolati giù sino ai 353 del 2022. E il 2023 non promette niente di buono, perché la riapertura di concorsi per posti nella pubblica amministrazione ha attirato altri avvocati che potrebbero lasciare ben presto la strada vecchia per imboccare quella nuova, considerata più sicura perché garantisce lo stipendio fisso.

È il presidente dell’ordine forense, Antonello Spada, che sarà a breve sostituito e non si è ricandidato – le elezioni si terranno martedì e mercoledì prossimi – a spiegare il fenomeno che, «per prima cosa, non è solo oristanese. È un problema che si riscontra in tutti i fori italiani ed è dovuto al fatto che forse il numero di avvocati che esercitavano la professione era troppo elevato».

Ma il presidente del foro uscente sa benissimo che questa non è l’unica spiegazione: «Non venivano banditi concorsi pubblici da dieci anni e appena si è aperta una finestra, molti giovani e, devo dire, anche meno giovani avvocati hanno preferito diventare dipendenti pubblici. Non nascondiamoci, rispetto alla libera professione, in questo momento il posto fisso ha i suoi vantaggi. Il reddito degli avvocati è in netto calo e la sicurezza economica di un tempo non è più garantita per tutti. Ce ne accorgiamo anche dagli introiti della cassa forense così c’è chi giustamente preferisce fare il funzionario o l’impiegato pubblico, magari sempre nell’ambito del tribunale».

Anche l’andamento dell’economia al di fuori del palazzo ha il suo peso e lo si riscontra nella diminuzione delle cause civili, «dove il cittadino deve spendere e oggi non ha più i soldi per istruire le cause. C’è poi il fatto che si possono fare le udienze civili da remoto, procedura avviata durante il covid, e così qualche cliente si rivolge direttamente a studi di altri fori».

Con il lavoro che cala, martedì e mercoledì prossimi, gli avvocati eleggeranno i loro rappresentanti nel nuovo consiglio dell’ordine forense. A sfidarsi e a giocarsi la presidenza saranno due liste. Di una fanno parte gli avvocati Enrico Meloni, Mauro Solinas, Alessandro Piu, Sergio Locci, Simona Atzori e Tiziana Forma; dall’altra ci sono Rosaria Manconi, Roberto Martani, Raffaele Miscali, Giannella Urru, Andrea D’Andrea, Barbara Ibba, Romina Marongiu e Valerio Martis. Uno di questi quattordici nomi sarà anche quello del prossimo o della prossima presidente.
 

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