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Oristano

Le ricerche

Archeologi e tecnici alla scoperta dei tesori del Sinis di Cabras

di Paolo Camedda
Archeologi e tecnici alla scoperta dei tesori del Sinis di Cabras

Quattro università al lavoro nello stagno e nelle zone limitrofe. Dal 16 ottobre cominciano le operazioni: si indagherà su millenni di storia per scoprire nuovi siti e portare alla luce altri reperti

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Cabras Il passato sarà meno misterioso e millenni di storia conosceranno nuove verità. Ancora pochi giorni e, come previsto dall’accordo fra le forze in campo, sarà operativo il progetto sviluppato dalla Fondazione Mont’e Prama in sinergia con la Soprintendenza di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, che prevede una campagna di indagini archeologiche e scientifiche nello stagno di Cabras, la cui superficie si estende per 2.200 ettari. La data segnata in rosso sul calendario è quella di mercoledì 16 ottobre. «La prospezione dello stagno sarà la prima indagine che viene condotta in maniera interdisciplinare all’interno della laguna, che caratterizza il paesaggio del Sinis – afferma Giorgio Murru, responsabile scientifico dell’area ricerca e didattica della Fondazione –. Sarà coordinata dalla Fondazione ed eseguita dagli specialisti di quattro diverse università: l’ateneo di Sassari, quello del Salento di Lecce, il Politecnico di Torino e l’università di Cagliari». Le quattro protagoniste della ricerca avranno compiti diversi: «Le prime due si occuperanno proprio della prospezione archeologica, dunque dell’attività subacquea da svolgere nello stagno, le altre due della parte tecnica e delle indagini geofisiche, di tutto ciò che dovrà raccontarci che cos’è oggi la laguna e cos’è stata, come si è modificata nel tempo, quali variazioni ha subito, anche alla luce dei lavori fatti dall’uomo, come la realizzazione del Canale scolmatore, che ne ha cambiato l’aspetto originario».

LE RICERCHE L’azione di archeologia subacquea vedrà in campo il Dipartimento dell’università di Sassari, con a capo il professor Piergiorgio Spano, e quello dell’università del Salento, diretto dalla professoressa Rita Auriemma, che svolgeranno le indagini archeologiche sul campo. Gli obiettivi della ricerca sono ben chiari. Per prima cosa si cercherà di «capire cosa la laguna contiene e conserva, vista l’eccezionalità di quanto si andrà a fare, e quindi cogliere gli interventi dell’uomo. Una prima domanda cui si proverà a dare risposta sarà è se ci sono approdi, se ci sono antiche vie che collegavano punti diversi», spiega Giorgio Murru che poi prosegue: «In secondo luogo abbiamo delle evidenze, luoghi preistorici speciali, come Cuccuru Is Arrius, oggi quasi completamente sommerso, risalente a quasi cinquemila anni prima di Cristo, quindi il sito di Conca Illonis, risalente al Neolitico finale, un migliaio d’anni dopo. Abbiamo poi una leggenda, vedremo se tale, raccontata dall’archeologo Raimondo Zucca, che vuole che i resti dei primi spietramenti della collina di Mont’e Prama, sulla fine degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta del secolo scorso, venissero caricati sui carrelli dei trattori e buttati nello stagno. Siamo curiosi di sapere cosa ci rivelerà in merito la ricerca».

MILLENNI DI STORIA L’indagine abbraccerà tutte le epoche storiche, arrivando fino ai giorni nostri. «La laguna ha avuto anche una fase medioevale importante – sottolinea Giorgio Murru –. Lo stagno è stato concesso dal giudice d’Arborea Pietro II, nei primi decenni del XIII secolo, ai monaci benedettini per lo sfruttamento dell’attività primaria di pesca. Dove si trovava il convento, ci sono segni di questo passaggio? Poi c’è tutta la partita del cosiddetto castello giudicale di Cabras, le cui strutture sono presso quella che è oggi la chiesa parrocchiale e in gran parte sommerse dalle acque. Sono tutti aspetti da indagare e verificare».

IL PARCO ARCHEOLOGICO DEL SINIS La Fondazione Mont’e Prama aveva presentato il progetto lo scorso giugno, nel corso del Festival dell’archeologia e aveva annunciato che sarebbe partito a ottobre. Ora arriva la conferma che apre per il Sinis una stagione di grande fermento storico e scientifico. «La Soprintendenza archeologica sta portando avanti la sua attività a Mont’e Prama – ha ricordato responsabile scientifico –, la Fondazione porta avanti una richiesta di concessione per realizzare uno scavo archeologico al Nuraghe Cannevadosu, vicino a Mont’e Prama, le università di Cagliari, Bologna e Cincinnati proseguono nei loro scavi nella zona di Tharros. Il Sinis di Cabras, diventa un crogiuolo, un laboratorio straordinario in cui enti diversi operano in siti diversi per ricostruire la storia di quello che il presidente della Fondazione, Anthony Muroni, ha ribattezzato Parco archeologico naturale del Sinis».

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