Chiude dopo più di cinquant’anni la storica corniceria
Il titolare: «L’attività fu avviata da mio padre, poi la rilevai io e ora nessuno vuol proseguire»
Oristano Un’altra attività storica cittadina sta per chiudere i battenti. Dopo oltre cinquant’anni di attività, la corniceria vetreria di Sergio Cadoni abbassa la serranda. Il laboratorio di piazza Davide Cova opera in città fin dagli inizi degli anni Settanta, ma, come accade a molti esercizi commerciali a conduzione familiare, la mancanza di nuove leve capaci di mettersi in gioco e realizzarsi grazie al lavoro manuale, porta alla chiusura definitiva. «Il laboratorio venne aperto da mio padre – dice Sergio Cadoni –. Il lavoro non mancava e consentiva alla famiglia di vivere serenamente. Cornici, vetreria, zanzariere, specchiere, vetri e cristalli rappresentavano il raggio d’azione dell’azienda: un lavoro sicuro, che non conosceva crisi. Dopo il ritiro di mio padre l’azienda è passata a me, come era naturale che fosse. Le commesse non sono mai mancate e i conti sono in ordine, se qualcuno è interessato a rilevarla troverà un’azienda florida e perfettamente avviata».
Purtroppo però gli artigiani che decidono di tirare giù la serranda negli ultimi anni sono tanti e i motivi non sono tutti da ricercarsi nelle difficoltà di natura fiscale, che pure ci sono e incidono notevolmente sui loro bilanci. Marco Franceschi, segretario di Confartigianato, qualche mese fa, durante un convegno sul tema dell’occupazione, spiegava che quello artigiano è un settore che offre ancora buone possibilità di lavoro, perché è in costante evoluzione e ha la capacità di rispondere ai nuovi bisogni della collettività mentre altri mestieri per rimanere sul mercato devono trasformarsi. Sergio Cadoni col suo lavoro è stato un punto di riferimento per l’intera provincia.
La realizzazione e l’installazione di tendaggi, zanzariere, vetri e cristalli, ha rappresentato quel saper fare che, purtroppo, sta lentamente scomparendo, sostituito da manufatti realizzati dall’industria, destinati ad alimentare un mercato la cui produzione non si ferma mai. «Tra l’artigiano e il cliente – conclude con una punta di amarezza – si instaurava un rapporto di fiducia, che andava oltre il normale rapporto di lavoro. Negli anni abbiamo collaborato con tutti gli enti e le istituzioni della nostra provincia; abbiamo incorniciato quadri di grandi artisti non solo locali e recuperato, grazie al lavoro di restauro, opere che rischiavano di andare perdute. Dopo tanti anni di attività sento il bisogno di fermarmi, tirare il fiato e dedicare un po’ di tempo a me stesso». Un pezzo di storia oristanese, come accaduto già a molti altri, se non verrà rilevato da qualcuno interessato a non lasciarlo morire, a breve cesserà di esistere. L’auspicio è che questo non accada.
