Rifugi climatici per combattere le alte temperature: la politica fa pressing
La crisi climatica incombe anche sull’isola: correre ai ripari è obbligatorio
Oristano In queste giornate di luglio, con la colonnina di mercurio che ha stabilmente superato i 40 gradi, la politica locale rompe gli indugi e reclama misure immediate che non possono certo risolvere il problema della crisi climatica a livello globale e nemmeno nella piccola realtà oristanese, ma che almeno possono offrire dei piccoli rimedi. La richiesta è chiara: «Attivate i rifugi climatici: Oristano non può attendere che il caldo diventi un’emergenza per agire». È l’appello lanciato dai consiglieri del centrosinistra con un’interpellanza, che ha come prima firmataria la consigliera Maria Obinu (Progressisti): «La prevenzione, la cura degli spazi pubblici e la protezione delle persone più fragili devono diventare una priorità amministrativa non rimandabile». Tuttavia, va riconosciuto che il Comune in questi anni non è rimasto fermo: ha realizzato la porta d’acqua, nuovi parchi, diverse piantumazioni e altre zone stanno già migliorando. Il modello al quale guarda l’opposizione è virtuoso e arriva dal nord dell’isola: a Sassari il Comune ha inaugurato una rete di 22 siti – tra biblioteche, edifici pubblici e parchi – individuati per offrire «riparo gratuito e accessibile» a chi, più di altri, soffre l’estenuante calura. È proprio a questo esempio che i consiglieri oristanesi guardano con interesse, chiedendo all’amministrazione di non restare a guardare mentre la città boccheggia per «valutarne l’applicazione anche nel nostro territorio».
L’allarme lanciato dai firmatari, che chiedono un intervento d’urgenza, non è solo un atto politico, ma un’istanza di salute pubblica: «Il caldo estremo colpisce in modo brutale le persone più vulnerabili come anziani, bambini, persone con patologie croniche, lavoratori esposti all’aperto e cittadini che vivono in abitazioni prive di adeguati sistemi di raffrescamento». Per questo, la minoranza chiede di non sottovalutare il problema, definendo la casa, in molti casi, come una «trappola termica anziché un porto sicuro». La proposta si muove su binari di stretta attualità: non servono grandi opere, ma una gestione coordinata del patrimonio esistente. L’interpellanza sollecita la valorizzazione di parchi, piazze alberate e strutture comunali, trasformandoli in presidi di benessere attraverso «interventi immediati: ombra, sedute, fontanelle, apertura coordinata degli edifici pubblici e segnaletica dedicata». Si tratta di una strategia che punta sull’esistente, capace di offrire sollievo alla cittadinanza senza i tempi lunghi di cantieri faraonici. L’iniziativa sollecita una visione lungimirante. Viene chiesta la creazione di una «mappa pubblica online» sul sito istituzionale, «utile a individuare il rifugio climatico più vicino, con informazioni su servizi, orari e collegamenti con il trasporto pubblico». Il piano dovrebbe coinvolgere, in una «sinergia operativa», la Protezione civile, le farmacie, i medici di base e le realtà del terzo settore.
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