Crisi del commercio, dopo 25 anni chiude la prima pizzeria a spicchi della città
Il centro storico perde un’altra attività, quasi il 30 per cento di serrande abbassate dal 2012. I titolari apriranno un affittacamere
Oristano Venticinque anni dietro il bancone, migliaia di spicchi serviti e almeno due generazioni di clienti viste crescere. Domenica 30 agosto Spicchio Pizza ha dato l’ultima infornata e abbassato definitivamente la serranda in via Ciutadella de Minorca. Per Emanuela Flore, 48 anni, per tutti “la signora Manu”, e per il marito Andrea Camedda, 50, finisce un’avventura cominciata quando erano poco più che ragazzi. Un anno per decidere, tre mesi per scrivere il post con cui salutare i clienti. «Quando ho detto a mio marito “chiudo il 30 agosto” ci siamo messi a piangere. Il momento peggiore è stato appendere il cartello alla porta e pubblicare il messaggio. Volevo che contenesse tutte le emozioni di questi 25 anni passati qui dentro».
Spicchio Pizza era nato insieme alla vita adulta dei titolari. «Vengo da una famiglia povera. Con mio marito abbiamo tirato su da soli questa attività e l’anno dopo ci siamo sposati». Poi sono arrivate le figlie Martina e Nicole, oggi 22 e 18 anni. «Siamo stati i primi a Oristano a proporre lo spicchio di pizza da passeggio al posto delle pizzette al taglio. All’epoca era una novità». I clienti sono cresciuti e sono tornati con i figli. «Quante volte ho detto ai ragazzi: “Tuo babbo l’ho conosciuto a pizzette”. Quando hanno saputo che avrei chiuso, alcuni uscivano con le lacrime agli occhi. Sono regali bellissimi ed è per questo che dico che sono ricca». In mezzo ci sono stati un punto vendita a Torregrande, chiuso poi nove anni fa con l’apertura del Civico 35, il locale pizzeria al centro storico portata avanti da Andrea. Manuela è rimasta così alla guida di Spicchio. «Ci siamo divisi le due attività ed è stato molto pesante. Oggi sono stanca».
A pesare anche i cambiamenti del centro storico cittadino in un quarto di secolo: il Covid, superato grazie all’asporto e alle consegne, poi i lavori, la viabilità, la Ztl e i parcheggi. «Sono stati tanti cambiamenti. Non ci hanno spezzato, ma piegato sì». La chiusura arriva in una città dove il commercio tradizionale perde terreno: secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 Oristano ha perso il 28,9 per cento dei negozi, il dato peggiore tra i capoluoghi sardi. Ma la scelta non è una resa. «Possiamo essere orgogliosi di chiudere a testa alta. Siamo stati un esempio di sacrificio, dedizione e impresa per la città». Ora un nuovo inizio: Manuela lascerà pizze e impasti per l’attività di affittacamere: «Porterò con me la capacità di ascoltare, importantissima quando si lavora con il pubblico». E della sua ricetta resta un ingrediente che non può tramandare: «Quello segreto è l’amore che ci metto. E non posso passarlo a nessuno». © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google