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Oristano

Il processo

Inchiesta Ippocrate, posti di lavoro in cambio di voti: l’ipotesi del pm sul “partito della sanità” – La ricostruzione

di Michela Cuccu

	L'ospedale San Martino di Oristano, in basso da sinistra Antonio Onorato Succu e Augusto Cherchi
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L'ospedale San Martino di Oristano, in basso da sinistra Antonio Onorato Succu e Augusto Cherchi

Le selezioni per infermieri e ostetriche e i nomi pescati da elenchi costruiti a tavolino. In primo grado quattro condanne

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Oristano È il 2016 quando emerge un'anomalia statistica nei registri della sanità sarda. Su 106 lavoratori assunti dall’allora Assl di Oristano, ben 34 provengono da Macomer. La concentrazione geografica non sfugge agli allora consiglieri di minoranza del consiglio comunale di Macomer (tra cui Giuseppe Ledda e Rita Atzori) che, sulla stampa locale, lanciano duri attacchi. Ne nasce un acceso botta e risposta con il sindaco dell'epoca, Antonio Onorato Succu, che unisce la guida della giunta al ruolo di primario di Ginecologia all'ospedale di Oristano. Succu respinge le accuse, ma lo scontro spinge l'opposizione a formalizzare i sospetti con una segnalazione all’Ispettorato del lavoro, che gira gli atti alla Procura. Nello stesso periodo, l'inchiesta riceve un secondo input ben più pesante. Angelo Carta, consigliere regionale del Psd'Az e componente della commissione sulla sanità, deposita un esposto blindato con un dossier focalizzato su due concorsi dell’Assl: quello per infermieri e quello per ostetriche. La Guardia di Finanza avvia un'attività investigativa massiccia fatta di intercettazioni, pedinamenti e analisi forensi sui computer.

Parte l’inchiesta “Ippocrate” per la quale ieri 22 ottobre si è chiuso in tribunale a Oristano il processo in primo grado con quattro condanne e cinque assoluzioni.

La svolta scatta all'alba del 3 ottobre 2019. Cinquanta finanzieri eseguono le ordinanze di custodia cautelare firmate dalla gip Annie Pinello. L’indagine porta a cinque misure cautelari. Finiscono ai domiciliari il sindaco di Macomer Antonio Onorato Succu, Augusto Cherchi (primario di Anestesia ed ex consigliere regionale del Partito dei Sardi), Gianni Piras (direttore delle professioni sanitarie) e Salvatore Manai (infermiere caposala). Ad Agnese Canalis, della società interinale E-Work, viene vietata l'attività imprenditoriale per un anno.

Il quadro dell'accusa descrive un sistema clientelare. L'ipotesi è che i concorsi venissero pilotati in cambio di voti e sostegno al Partito dei Sardi, ribattezzato “partito della sanità”. L'Assl avrebbe interrotto i rapporti con la vecchia agenzia interinale per affidarsi a una nuova, pescando i nomi da elenchi costruiti a tavolino. I beneficiari provenivano quasi tutti dal Marghine e dalla Planargia, feudi elettorali del partito e del suo leader Paolo Maninchedda, rimasto estraneo all'inchiesta.

Il percorso giudiziario è lungo. Durante le festività natalizie del 2019, la gip nega la scarcerazione a Succu per il rischio di inquinamento probatorio. Il dibattimento si apre con oltre cento testimoni citati dalle difese per rispondere ai numerosi capi d'accusa. Negli anni, il processo attraversa cambi al vertice della Procura e gli effetti della riforma Nordio, che cancella l'abuso d'ufficio. Nella requisitoria finale, il pubblico ministero Marco De Crescenzo descrive minuziosamente i meccanismi del sistema: quiz consegnati in anticipo e concorsi pilotati. Il primo grado del processo, scaturito dall’inchiesta "Ippocrate", si è chiuso ieri 22 ottobre con la sentenza del collegio presieduto da Carla Altieri. Il tribunale ha decretato quattro condanne severe per i principali imputati (tra cui oltre 8 anni a Succu e 6 anni e mezzo a Cherchi). Agnese Canalis è stata assolta. Tutti hanno sempre sostenuto totale estraneità alle accuse. E i loro avvocati ne avevano chiesto l’assoluzione. 

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