Diocesi, poche vocazioni e sacerdoti anziani: l’arcivescovo lavora sull’unificazione – Le sedi coinvolte
Monsignor Roberto Carboni rilancia il percorso comune
Oristano Dare un’accelerata al processo di unificazione delle diocesi di Oristano e Ales-Terralba. È questo il messaggio sostanziale che monsignor Roberto Carboni lancia nella “Lettera alla comunità”, la settima da quando il Papa, il 31 luglio 2021, gli ha affidato il governo delle due Chiese locali, giuridicamente separate ma unite “in persona episcopi”. In questi cinque anni, soprattutto tra una parte del clero e dei fedeli aleresi, si è sperato in un ripensamento da parte della Santa Sede. Leone XIV, un anno fa, ha chiuso la porta a qualsiasi tentativo di ripristinare le 40 diocesi in Italia soppresse o accorpate tra il 1986 e il 2026, invitando i vescovi a non avere fretta e a coinvolgere le Chiese locali in un vero cammino sinodale. La lettera di monsignor Carboni «Vuole far emergere la riflessione, sia del laicato sia del presbiterio, per avere elementi concreti da offrire anche alla Santa Sede. L’unione in persona episcopi ha avuto e ha ricadute nella vita pastorale, nell’impostazione della collaborazione fra diocesi, nell’organizzazione degli uffici: dunque è un tema importante da non tralasciare». Dal 2021 monsignor Carboni ha puntato sulle sinergie e sulla collaborazione tra il clero delle due diocesi: momenti formativi, ritiri spirituali, celebrazioni liturgiche comuni alternate tra le cattedrali di Oristano e Ales. D’ora in poi l’arcivescovo vuole alzare il livello, con collaborazioni effettive tra le Caritas diocesane, un’unica pastorale giovanile e vocazionale, possibilmente un solo organismo di aggregazione laicale interdiocesana e una cooperazione tra gli uffici di comunicazione sociale. Un questionario rivolto a sacerdoti, religiosi e laici servirà da sondaggio orientativo. «Dobbiamo entrare maggiormente nella prospettiva di un coinvolgimento, responsabilizzazione e formazione dei laici; credo che questo sarà il futuro delle nostre Chiese diocesane», dice monsignor Carboni. Non tutti vedono nell’unione delle diocesi un effettivo vantaggio, considerando che entrambe hanno un numero significativo di sacerdoti anziani e poche vocazioni, con solamente due giovani in seminario. La loro unione, per certi aspetti, potrebbe creare ulteriori problemi. A luglio 2026 l’arcidiocesi di Oristano contava 75 preti per 85 parrocchie, mentre Ales-Terralba ne registrava 54 per 54 parrocchie. Ad Ales, tra i sacerdoti, si contano 30 parroci con incarico attivo, alcuni dei quali responsabili di due, tre o quattro parrocchie, 10 collaboratori privi di incarico e 14 sacerdoti a riposo per ragioni di salute. Oristano, invece, ha 44 parroci attivi, con incarichi che comprendono da due a cinque parrocchie, quattro parroci religiosi e altri 12 frati in servizio nelle chiese conventuali. Ci sono inoltre sette presbiteri ritirati che collaborano nelle comunità di residenza. Altri 14 sacerdoti si occupano di cappellanie di comunità religiose o sono attivi nei diversi uffici diocesani. Nove sacerdoti, per ragioni di salute, risiedono in famiglia o in qualche struttura. L’età media dei preti di Oristano è di 60 anni, dato che sale a 78 anni considerando i sacerdoti in pensione. Nella diocesi di Ales l’età media complessiva è più alta: 66 anni, mentre i sacerdoti a riposo raggiungono una media di 84 anni. A monsignor Carboni pesa soprattutto il fatto che il suo sì a una parrocchia di Oristano corrisponde a un no a un’altra di Ales-Terralba, e viceversa. «Quello che il Signore chiede a me e a tutti è di fare il nostro dovere e rispondere alla nostra vocazione specifica con tutto l’impegno e la passione possibili».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=203cd8b)