Olbia, prostitute e clienti disturbano i vicini? Multa da 250 euro
Enrico Gaviano
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L'attrice Belen Fabra nel film 'Valerie - diario di una ninfomane'Non è una ordinanza anti prostituzione, ma poco ci manca, quella del sindaco di Olbia Giovannelli. Se i clienti e le prostitute disturbano i vicini del condominio, i vigili potranno infliggere loro una multa da 250 euro
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OLBIA. Le prostitute nelle strade di Olbia sono diminuite sensibilmente. Ma il mercato dei corpi continua a prosperare e a creare problemi oltre che nelle coscienze anche nel vivere quotidiano. Così il sindaco Giovanelli ha emanato un'ordinanza nella quale si vieta la prostituzione negli edifici condominiali quando venga accertato che provochi disturbo o offenda gli altri residenti.
Una decisione che maschera un problema come farebbe una foglia di fico per coprire un corpo nudo. Ma per ora il sindaco si accontenta. A chi infrange l'ordinanza, toccherà pagare la somma di 250 euro. Se vuole, anche al momento della contestazione da parte degli agenti della polizia municipale. Una somma irrisoria che probabilmente non servirà a porre freno a un'emergenza diventata sempre più allarmante in città. Del resto la prostituzione in Italia non è considerata un reato mentre lo è il suo sfruttamento.
«Ho ricevuto tantissime segnalazioni di cittadini esasperati - racconta Gianni Giovannelli -. La prostituzione prolifera e in molti condomìni succede che la gente debba fare i conti con la maleducazione di ragazze che esercitano la professione e con i clienti, spesso anche ubriachi. Musica alta, parolacce, qualcuno fa anche i bisogni nel pianerottolo in attesa del proprio turno. Insomma, una situazione non più tollerabile».
Giovannelli si è informato prima di decidere. «Ho visto che in alcune città della penisola è stata adottata un'ordinanza simile. Ho esposto l'idea al prefetto di Sassari a cui in seguito ho inviato copia dell'ordinanza. Marcello Fulvi l'ha letta e non ha avuto niente da ridire. Così l'ordinanza è ora esecutiva. Assieme a questa iniziativa - continua il sindaco di Olbia - vareremo anche quella del vigile urbano di quartiere, per rendere le nostre strade più sicure».
Secondo l'ordinanza di Giovannelli «è necessario contrastare efficacemente tutti quei comportamenti che favoriscono l'insorgere dei fenomeni che provocano disagio sociale e possano arrecare pregiudizio alla sicurezza urbana. La prostituzione molesta, anche quando viene esercitata negli ambienti privati, accresce il sentimento di insicurezza nella comunità locale, ossia la percezione di paura, di degrado e sfiducia dei cittadini verso le istituzioni».
La battaglia contro la prostituzione in città dura da tanti anni. Le lucciole sono comparse nelle strade alla fine degli anni Ottanta, affiancando gli altri due centri sardi in cui le sfortunate donne esercitavano già la professione, Sassari e Cagliari. Tanti i comitati, soprattutto nella zona di via Roma e del cimitero, che si sono battuti per lo sgombero delle ragazze in vendita. Alcune prostitute però continuano a battere le strade cittadine. Tuttora è in vigore una ordinanza di Giovannelli che vieta abiti succinti e comportamenti sconvenienti da parte delle lucciole. «Proprio ieri - racconta il sindaco - ho ricevuto dalla polizia il rapporto relativo alla multa affibbiata a due prostitute che giravano praticamente nude nella zona in cui esercitavano la professione, cercando in questo modo di attirare i clienti».
Le ordinanze, però, servono ben poco a frenare il dilagare dell'attività delle prostitute, evidentemente sostenuta dalla legge della richiesta di mercato. Dietro ci sono, nella stragrande maggioranza dei casi, storie di violenza, donne condotte in Italia dai paesi d'origine con la promessa di un lavoro onesto e poi costrette a vendersi in appartamenti, postriboli camuffati da night club, o direttamente sulle strade. Storie di donne sfruttate che sono registrate anche nei numeri a disposizione del centro antiviolenza Prospettiva donna. Su 100 casi di violenza sulle donne in Gallura, 90 riguardano episodi avvenuti dentro le famiglie, 4 invece derivano dal fenomeno della tratta di schiave del sesso. Donne che finiscono sotto le cure delle volontarie di Prospettiva donna grazie all'attività investigativa delle forze dell'ordine. Il fenomeno della tratta degli esseri umani continua a prosperare. Per le donne che vogliono denunciare lo sfruttamento o per tutti coloro che vengono a conoscenza di casi di questo tipo, c'è il numero verde 800290290, attivo 24 ore su 24. Telefonata gratuita che può salvare la vita.
Una decisione che maschera un problema come farebbe una foglia di fico per coprire un corpo nudo. Ma per ora il sindaco si accontenta. A chi infrange l'ordinanza, toccherà pagare la somma di 250 euro. Se vuole, anche al momento della contestazione da parte degli agenti della polizia municipale. Una somma irrisoria che probabilmente non servirà a porre freno a un'emergenza diventata sempre più allarmante in città. Del resto la prostituzione in Italia non è considerata un reato mentre lo è il suo sfruttamento.
«Ho ricevuto tantissime segnalazioni di cittadini esasperati - racconta Gianni Giovannelli -. La prostituzione prolifera e in molti condomìni succede che la gente debba fare i conti con la maleducazione di ragazze che esercitano la professione e con i clienti, spesso anche ubriachi. Musica alta, parolacce, qualcuno fa anche i bisogni nel pianerottolo in attesa del proprio turno. Insomma, una situazione non più tollerabile».
Giovannelli si è informato prima di decidere. «Ho visto che in alcune città della penisola è stata adottata un'ordinanza simile. Ho esposto l'idea al prefetto di Sassari a cui in seguito ho inviato copia dell'ordinanza. Marcello Fulvi l'ha letta e non ha avuto niente da ridire. Così l'ordinanza è ora esecutiva. Assieme a questa iniziativa - continua il sindaco di Olbia - vareremo anche quella del vigile urbano di quartiere, per rendere le nostre strade più sicure».
Secondo l'ordinanza di Giovannelli «è necessario contrastare efficacemente tutti quei comportamenti che favoriscono l'insorgere dei fenomeni che provocano disagio sociale e possano arrecare pregiudizio alla sicurezza urbana. La prostituzione molesta, anche quando viene esercitata negli ambienti privati, accresce il sentimento di insicurezza nella comunità locale, ossia la percezione di paura, di degrado e sfiducia dei cittadini verso le istituzioni».
La battaglia contro la prostituzione in città dura da tanti anni. Le lucciole sono comparse nelle strade alla fine degli anni Ottanta, affiancando gli altri due centri sardi in cui le sfortunate donne esercitavano già la professione, Sassari e Cagliari. Tanti i comitati, soprattutto nella zona di via Roma e del cimitero, che si sono battuti per lo sgombero delle ragazze in vendita. Alcune prostitute però continuano a battere le strade cittadine. Tuttora è in vigore una ordinanza di Giovannelli che vieta abiti succinti e comportamenti sconvenienti da parte delle lucciole. «Proprio ieri - racconta il sindaco - ho ricevuto dalla polizia il rapporto relativo alla multa affibbiata a due prostitute che giravano praticamente nude nella zona in cui esercitavano la professione, cercando in questo modo di attirare i clienti».
Le ordinanze, però, servono ben poco a frenare il dilagare dell'attività delle prostitute, evidentemente sostenuta dalla legge della richiesta di mercato. Dietro ci sono, nella stragrande maggioranza dei casi, storie di violenza, donne condotte in Italia dai paesi d'origine con la promessa di un lavoro onesto e poi costrette a vendersi in appartamenti, postriboli camuffati da night club, o direttamente sulle strade. Storie di donne sfruttate che sono registrate anche nei numeri a disposizione del centro antiviolenza Prospettiva donna. Su 100 casi di violenza sulle donne in Gallura, 90 riguardano episodi avvenuti dentro le famiglie, 4 invece derivano dal fenomeno della tratta di schiave del sesso. Donne che finiscono sotto le cure delle volontarie di Prospettiva donna grazie all'attività investigativa delle forze dell'ordine. Il fenomeno della tratta degli esseri umani continua a prosperare. Per le donne che vogliono denunciare lo sfruttamento o per tutti coloro che vengono a conoscenza di casi di questo tipo, c'è il numero verde 800290290, attivo 24 ore su 24. Telefonata gratuita che può salvare la vita.
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