Quirra, in giudizio il ministero della Difesa

Il dirigente dell’Osservatorio militare Domenico Leggiero: «Consegneremo un dossier al procuratore»

PERDASDEFOGU. Caso Quirra: altre novità clamorose. Il ministero della Difesa, l'università di Pisa e la Sgs entrano come responsabili civili nel processo sul presunto disastro ambientale nel poligono interforze. Esclusa invece la presidenza del consiglio dei Ministri (la sua citazione era stata chiesta dalle parti civili). Sciogliendo la riserva il gup di Lanusei, Nicola Clivio, ha infatti depositato ieri mattina in cancelleria il provvedimento che autorizza a citare i responsabili civili indicati. La prossima udienza è fissata per il 31 ottobre.

La Sgs spa, che ha due tecnici imputati, in passato aveva svolto controlli nell'area del poligono per conto della Difesa. Finora sono 20 le richieste di rinvio a giudizio formulate dal procuratore Fiordalisi. Diverse le parti civili ammesse al procedimento sui veleni di Quirra. Tra loro, i Comuni di Tertenia, Ulassai, Villaputzu, Villagrande, Ballao, Escalaplano. Oltre alla Provincia di Cagliari, la Asl di Lanusei, la Coldiretti e tutte le vittime e i parenti delle vittime che ne avevano fatto richiesta. È stata invece respinta la richiesta della Regione perché giudicata presentata in ritardo rispetto ai tempi concessi.

«Se sarà possibile, ci costituiremo anche noi parte civile per assistere i soldati e i loro familiari: quel che è successo a Quirra, e che la magistratura di Lanusei sta mettendo a nudo, è di eccezionale gravità». Anche Domenico Leggiero, responsabile nazionale del comparto difesa dell’Osservatorio militare, è deciso ad andare sino in fondo. Da anni, insieme con un ristretto gruppo di colleghi che hanno fatto parte delle forze armate italiane, tutela con l’associazione le vittime della Sindrome dei Balcani, i congedati che sono stati colpiti in teatri di guerra da linfomi e altre gravissime forme tumorali, i parenti di persone morte e altre rimaste inabili a causa delle conseguenze derivate dall’uso di sostanze belliche estremamente nocive per la salute. Si va dall’uranio impoverito alle polveri sottili che si possono sprigionare dalle deflagrazioni ad altissime temperature: alcune delle ipotesi fatte dagli investigatori per l’area del Pisq, dove è stato supposto un disastro ambientale, con una raffica d’incriminazioni nei confronti di vertici militari e civili.

«Nelle prossime settimane, forse già in settembre, consegneremo al procuratore della Repubblica, Domenico Fiordalisi, il dossier che abbiamo raccolto sino a oggi sul poligono di Perdasdefogu – afferma ancora Leggiero – E in quella o in un’altra occasione chiederemo di essere sentiti: abbiamo tantissime cose interessanti ai fini delle indagini da riferire alla magistratura, che con onestà, trasparenza ed encomiabile impegno sta lavorando per scoperchiare finalmente i tanti misteri rimasti celati in questo splendido territorio dell’isola».

In questi giorni il dirigente dell’Osservatorio trascorre un breve periodo di vacanze proprio in Sardegna, sulla costa gallurese. «E per questo, dopo aver assistito alla tecnica inadeguata con cui l’attuale classe politica si occupa del caso sul fronte dell’accertamento delle responsabilità e degli indennizzi spettanti ai militari, abbiamo deciso di metterci a disposizione totale degli inquirenti – aggiunge Domenico Leggiero – In passato io stesso ho fatto parte di una commissione parlamentare alla quale fu impedito l’ingresso a Quirra, in una parte destinata a siti civili, con la motivazione che l’intera zona non era accessibile per ragioni di sicurezza militare – continua – Nella storia degli accertamenti e dei controlli sugli ordigni e sulle tecniche impiegate in quel poligono in passato si è fatto passare quasi sotto silenzio il ruolo svolto da multinazionali che con i compiti della Difesa hanno poco o nulla a che vedere». «Basti pensare – conclude Leggiero – a quelle che hanno sperimentato in quella parte di Sardegna gli effetti di esplosioni su metanodotti, anche per quanto riguarda la contaminazione dei siti».

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