Colpo di spugna della Regione sugli usi civici

Competenze riaffidate ai Comuni: via libera al cemento? La legge approvata a larghissima maggioranza

CAGLIARI. Blitz di mezza estate ieri in consiglio regionale, dove con procedura d'urgenza è stato approvata a larghissima maggioranza una legge che cancella con un colpo di spugna ciò che aveva stabilito la stessa Regione in materia di usi civici a partire dal lontano 1994. E affida d'ora in poi ai comuni il compito di indicare quali aree nel proprio territorio siano destinate a usi civici, cioè intoccabili perché appartenenti alla collettività, e quali no. La proposta di legge, la numero 537, "Norme urgenti in materia di usi civici e in materia di beni paesaggistici", risale ad appena una settimana fa, ma ha avuto una corsia preferenziale grazie all'adozione di un articolo del regolamento consiliare, il 102, che consente di portare al vaglio immediato del consiglio progetti di legge nel caso che i presidenti di gruppo accolgano all'unanimità la richiesta di discussione in aula (saltando così anche ogni passaggio nella commissione consiliare competente). E che ci sia stata unanimità sulla proposta di legge, primo firmatario il consigliere Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl, lo dimostra non solo il voto quasi bulgaro (cinquanta a favore, quattro astenuti, tre contrari), ma anche la trasversalità dei consiglieri che avevano sottoscritto la proposta: dal Pdl al Pd (Giampaolo Diana) e Sel (Daniele Cocco), passando per il Movimento per l'autonomia (Franco Cuccureddu), Riformatori (Attilio Dedoni), Fratelli d'Italia (Matteo Sanna), Psd'Az (Christian Solinas) e Sardegna è già domani (Mario Diana).

Insomma, rappresentanti di tutte le forze politiche ad eccezione di Sardigna Libera, che nei giorni scorsi per bocca del consigliere Claudia Zuncheddu (che ieri non era presente alla votazione) aveva tacciato di incostituzionalità la proposta, criticando duramente la decisione di affidare alle amministrazioni locali la nuova individuazione degli usi civici, con il rischio "in nome di una sanatoria gestita dagli stessi comuni inadempienti e incapaci, di consegnare oltre il 30% del patrimonio ambientale dell'isola nelle mani della speculazione edilizia". Hanno votato contro la "legge Pittalis e più" un altro esponente di Sardigna Libera, Carlo Sechi, e due del Pd, Luigi Lotto e Antonio Solinas: per entrambi adottare la procedura d'urgenza su un caso delicato come gli usi civici era "inaccettabile". Si spacca anche Sel, intanto, che in consiglio fa gruppo proprio insieme a Sardigna Libera. Intervenendo per il coordinamento regionale, dopo le critiche del senatore Luciano Uras nei giorni scorsi, anche Francesco Agus prende le distanze dalla normativa firmata dal capogruppo Daniele Cocco. «La proposta di legge approvata mira alla sdemanializzazione progressiva di terreni sottoposti a uso civico e, quindi, a disposizione della collettività – dice – lasciando le comunità indifese di fronte agli attacchi speculativi di carattere privatistico. La legge segue con ostinata coerenza quelle sui piani casa e la cosiddetta legge “scempiastagni” e, come queste, è caratterizzata da palese incostituzionalità poichè viola le competenze statali in materia di tutela paesaggistica».

La legge infatti fa tabula rasa della classificazione degli usi civici portata avanti negli anni dalla Regione (l’assessorato all’Agricoltura ha sinora individuato 160mila ettari) e contestata da molti comuni, affidando a questi la possibilità di individuare le aree, e “sclassificarle”nel caso abbiano perso le originali caratteristiche agricole e siano, per esempio, compromesse da insediamenti edilizi. La parola tornerà poi alla Regione.

Durissima la reazione anche delle associazioni ambientaliste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra, che presenteranno istanza al governo perchè sia impugnata davanti alla Corte costituzionale. Il portavoce Stefano Deliperi definisce la normativa «il nuovo editto delle chiudende» e la considera una sostanziale apertura al «sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide della Sardegna».

Ma cosa sono gli usi civici, e soprattutto ha senso nel terzo millennio parlare di diritto collettivo alla raccolta della legna, delle ghiande, dei funghi, solo per citarne alcuni? Probabilmente sì, anche perché una classificazione di questo tipo mette al riparo da speculazioni di vario genere che, soprattutto in Sardegna, sono sempre in agguato. Gli usi civici, un diritto antico ridisciplinato con una normativa del periodo fascista, sono tornati di prepotente attualità dopo che la Regione nel 2005, durante il governo Soru, ne ha aggiornato la mappatura avviata da una legge regionale del 1994 (in applicazione della Galasso del 1985) creando non pochi problemi alle amministrazioni locali che in quei terreni rivolti al "bene comune" avevano autorizzato ben altro. Inoltre, negli ultimi anni si è fatta strada una concezione degli usi civici volta proprio a una finalità conservativa del territorio, di rispetto e tutela ambientale, soprattutto nelle coste e attorno alle zone umide, come ha di recente sottolineato il magistrato Cristina Ornano, commissario regionale per gli usi civici, chiamato a mediare nelle numerose controversie tra Regione e comuni. Controversie superate con il colpo di spugna di ieri in consiglio regionale.

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