Sardegna Promozione, la Procura indaga sulle sponsorizzazioni

Nel mirino i contributi al Cagliari, alla Dinamo, al reality su Canale 5 e molte altre erogazioni. Maxisequestro di documenti

CAGLIARI. Sardegna Promozione, l'agenzia della Regione diventata celebre per aver finanziato il reality show “Sweet Sardinia” sulla rete televisiva berlusconiana La 5, è al centro di due inchieste, una aperta dalla Procura della Repubblica e l'altra dalla Procura della Corte dei Conti. Non ci sono ancora ipotesi di reato, è in corso la fase dell'acquisizione dei documenti: ieri i militari della Guardia di Finanza hanno lavorato per diverse ore negli uffici della società, in viale Trieste a Cagliari, e sono andati via soltanto alla fine della mattinata portando con sé fascicoli pieni di atti. Secondo indiscrezioni sono stati esaminati anche computer e supporti digitali, ma non risulta per il momento alcun provvedimento di sequestro.

Due relazioni. Non appena il lavoro di verifica sarà arrivato alla conclusione le Fiamme gialle consegneranno una prima relazione al capo del pool reati contro la pubblica amministrazione Gaetano Porcu dove verranno segnalati gli eventuali profili penali. La Corte dei Conti riceverà invece un rapporto su possibili danni erariali, spese non giustificabili e incompatibili con le norme. Non sarà un lavoro semplice, perché i campi d'interesse coperti da Sardegna Promozione durante l'amministrazione Cappellacci sono molteplici ed estremamente ampi. L'agenzia diretta da Mariano Mariani, collaboratore strettissimo del governatore uscente, è stata costituita per gestire l'attività di comunicazione della Regione e «promuovere l’immagine unitaria e coordinata della Sardegna». Un settore, quello della comunicazione, nel quale la giunta ha investito molti milioni soprattutto nell'ultimo anno di attività, quello più vicino alle elezioni regionali.

Norme violate? Le due magistrature, che hanno acquisito in partenza i servizi giornalistici della Nuova Sardegna e della testata online Sardinia Post, intendono accertare su quali basi e in riferimento a quali norme Sardegna Promozione abbia distribuito i contributi, segno evidente che sulla legittimità delle scelte operative esiste almeno qualche dubbio. L'attenzione è puntata sui finanziamenti accordati alle società sportive, tra cui il Cagliari calcio che ha incassato un milione e 950 mila euro euro e la Dinamo Sassari che ha ricevuto 900 mila euro, con una sproporzione di investimenti tutta da spiegare.

Sponsor pubblico. Il problema è questo: la legge vieta espressamente la sponsorizzazione di società sportive da parte di enti pubblici, qui si tratterebbe di investimenti pubblicitari a favore del «marchio» Sardegna. I fatti dicono però che alcune società hanno beneficiato di contributi doppi, attribuiti in base alla legge sullo sport e in quota comunicazione. E' una possibilità legittima o no? La risposta spetterà alle due magistrature.

Il programma posticipato. Ma c'è dell'altro: l'11 febbraio scorso, a pochi giorni dalle elezioni, la giunta regionale ha approvato con la delibera numero 5 del 2014 il piano triennale delle attività di Sardegna Promozione. La delibera apre la strada quantomeno alla curiosità: il piano infatti non è che un programma di attività rivolte alla comunicazione, rappresenta quello che in un'azienda privata sarebbe il bilancio preventivo. In base alla legge regionale numero 14 del 15 maggio 1995 il piano, perché sia finanziabile, dev'essere sottoposto alla verifica e all'approvazione dell'assessorato al turismo, vale a dire l'ufficio che più di tutti gli altri risulta coinvolto nei piani di comunicazione dell'agenzia e nelle scelte di contribuzione. Ma il via libera al piano triennale da parte della giunta Cappellacci comprende anche le attività del 2013. Come dire che l'esecutivo regionale ha approvato meno di un mese fa quanto è stato fatto nella seconda parte dell'anno scorso.

Il controllo. Quindi Sardegna Promozione ha lavorato per parte del 2013, da luglio in poi, senza che l'assessorato al turismo ne sapesse nulla. Le quattro determinazioni dirigenziali firmate tra luglio e agosto 2013 non contengono infatti il nullaosta del turismo. Eppure è la stessa delibera di febbraio scorso a specificare «l'esigenza che il direttore generale dell'agenzia rediga il piano triennale delle attività, da approvarsi entro il mese di giugno di ciascun anno e da attuarsi mediante programmi annuali». Ma di parte del piano 2013, in particolare degli ultimi sei mesi, si viene a sapere qualcosa solo adesso. Questo perché nella delibera, firmata dal direttore generale Gabriella Massidda e dal vicepresidente della giunta Simona De Francisci, l'anno appena concluso viene incorporato nel triennio che comprende 2014 e 2015, mettendo insieme passato e futuro. L'elenco del 2013 comprende fra l’altro la prossima partecipazione all'Expo' 2015 di Milano, che verrà finanziata anche con 180 mila euro sottratti alla sanità pubblica.

Criteri ignoti. Restano ignoti i criteri in base ai quali sono stati concessi i contributi. Ma forse andrebbe spiegato chi ha approvato investimenti che - a leggere le carte - ammonterebbero ad oltre sette milioni e mezzo di euro nell'arco dei dodici mesi passati. Una cifra colossale, sul cui utilizzo - quindi sulla validità dei progetti finanziati - ha vigilato la società privata cagliaritana Pcs Sviluppo, diretta da un tecnico vicinissimo a Cappellacci e Mariani. E qui nasce un altro interrogativo: perché la giunta regionale ha affidato il compito di valutare i progetti a una società di fiducia, sobbarcandosi un costo extra e scavalcando le decine di funzionari che lavorano negli uffici di viale Trieste? A questa e al altre domande dovrà dare risposte l'indagine in corso.

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