La Nuova Sardegna

Picchia il figlio disabile della compagna: arrestato

di Simonetta Selloni
Picchia il figlio disabile della compagna: arrestato

Trentenne dell’Oristanese accusato di maltrattamenti su denuncia dei vicini. Sospetti anche sulla giovane madre, che non va in cella perché è in gravidanza

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ORISTANO. Un uomo di trent’anni è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. Questa non è una delle tremende storie di violenze sulle donne, ma una altrettanto terribile – se verificata – storia di maltrattamenti nei confronti di un bambino di una decina d’anni. Ancora più grave, se possibile, perché il piccolo al centro delle violenze soffre di una importante forma di disabilità.

Una storia complessa, ancora al vaglio della magistratura e degli inquirenti ma con alcuni punti fermi. A metterli, è la richiesta di custodia cautelare formulata e ottenuta dal sostituto procuratore della Repubblica di Oristano, Rossella Spano, al Gip del tribunale Annìe Cecile Pinello, che ha ritenuto indispensabile mettere in carcere il giovane di trent’anni, di un centro della Planargia. Ripetuti maltrattamenti sul piccolo figlio della compagna, una donna di un paese del Nuorese, secondo gli inquirenti non solo consapevole ma anche corresponsabile delle botte inferte dal suo uomo al bambino. Tanto è che anche lei è indagata in concorso per lo stesso reato; a salvarla dal carcere, il fatto che si trovi in avanzato stato di gravidanza. Comunque, ne è stato disposto il divieto di avvicinamento al bambino che, su disposizione del Tribunale dei minori di Cagliari, le è stato sottratto. Il piccolo si trova ora in una struttura protetta, lontano da una situazione che, al di là degli aspetti penali della vicenda, è inserita in un quadro di degrado sociale.

L’inchiesta è condotta dai carabinieri. La famiglia era tenuta sotto controllo dai servizi sociali, dopo alcune segnalazioni anche da parte di vicini di casa. Una famiglia allargata; sotto lo stesso tetto vivrebbero l’uomo finito in carcere (difeso dall’avvocato Alessandro Campus), la donna, la ex moglie del giovane con i bimbi nati da quell’unione, e naturalmente il piccolo al centro dei maltrattamenti. Con tutti loro, anche altri parenti.

Una situazione comunque problematica, anche in assenza di difficoltà. Il bambino in più di una circostanza sarebbe stato percosso. Lo dimostrerebbero i riscontri medici, e alcune intercettazioni ambientali: dopo le prime avvisaglie che in quella casa stava accadendo qualcosa di grave, l’inchiesta ha avuto una brusca accelerazione, anche per la necessità di mettere al riparo il piccolo da ulteriori maltrattamenti. La decisione di procedere con l’arresto sembra sia scaturita dalla condotta dell’uomo (che non avrebbe manifestato comportamenti violenti nei confronti degli altri bambini e del resto delle persone con le quali condivideva la casa), ma anche per il fondato rischio di inquinamento delle prove. In altri termini, gli inquirenti hanno ravvisato la possibilità che il giovane potesse convincere la sua famiglia a coprire le sue azioni. Una condotta, questa, soprattutto verso gli altri bambini, già al limite della violenza, se non altro psicologica.

Nei giorni scorsi il Gip ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dal legale. Ora il ricorso è al Tribunale del riesame. Sia l’arrestato che la madre del bimbo, respingono le accuse. Il bimbo, nella sua disabilità, potrebbe non essere in grado di testimoniare efficacemente. Ma questo non significa che non fosse consapevole di quanto, tra quelle affollate mura, stesse accadendo.

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