Salis: Bruno cacciato? No, ha deciso lui di stare fuori dal Pd
Il segretario cittadino: «Gli alleati non lo volevano sindaco Ma è andato avanti rifiutando una candidatura condivisa»
ALGHERO. «Non è vero che ho espulso Mario Bruno dal Pd, è lui che si è messo fuori dal partito». Mario Salis, segretario cittadino del Pd di Alghero, è pacato nella sua spiegazione. «È semplice – argomenta –: lo statuto del Partito democratico dice chiaramente che chi si candida in contrapposizione al candidato ufficiale del partito non può essere iscritto per l’anno in corso e per l’anno successivo. E non è vero che si devono riunire chissà quali organismi, è lui che ha deciso di star fuori dal Pd».
Mario Salis non vuole alimentare la polemica, ma neppure sembra intenzionato a passare per il “killer politico” di Mario Bruno (ieri irrintracciabile al telefono), seguendo il copione di un complotto ordito alle spalle dell’ex vice presidente del consiglio regionale. «La verità è un’altra ed è scritta nei verbali delle diverse riunioni alle quali ha preso parte anche Mario Bruno – spiega ancora il segretario del Pd algherese –. Lui aveva deciso di essere il candidato del Partito democratico e, a esser sinceri, non c’era alcuna opposizione da parte nostra. Tanto che, anche il partito aveva deciso di rinunciare alle primarie. Ripeto, è tutto nei verbali e lui era d’accordo. I problemi sono sorti con gli alleati: sono stati loro, per la precisione Sinistra Ecologia Libertà e Italia dei Valori, a non accettare la candidatura di Mario Bruno. In pratica non si voleva ripetere un altro “caso Barracciu” e ai noi del Pd interessava una candidatura condivisa e non andare da soli per la nostra strada». Mario Salis, inoltre, ricorda che quando il Pd decise autonomamente di rinunciare alle primaria, c’era l’accordo di tutti, anche di Mario Bruno. Ma poi qualcosa è cambiato. «Sì, improvvisamente ha deciso che solo lui poteva essere il candidato del Pd, ha presentato 200 firme per indire un’assemblea del circolo che si è conclusa con 14 voti contrari alla sua candidatura, 11 favorevoli e un astenuto. A quel punto la mossa più logica era quella di fare un passo indietro, ma lui ha deciso di andare comunque avanti».
Mario Bruno ha quindi presentato le oltre 600 firme in segreteria a Sassari con le quali chiedeva le primarie, ma ormai il Pd, di concerto con gli alleati, aveva deciso di puntare su un altro candidato, Enrico Daga, assessore alla Programmazione della Provincia di Sassari. «Ma anche Daga – ricorda Mario Salis – voleva una candidatura condivisa e in un primo momento si era espresso a favore di Mario Bruno. È stato Bruno a voler rompere col partito, anche quando si sono mossi i vertici del Pd che per ricompattare il centro sinistra hanno proposto un nome super partes, quello dell’ex assessore regionale alla Programmazione della giunta Soru, carlo Mannoni». Un intervento inutile, confermano dalla segreteria regionale del Partito democratico. Ad Alghero sono arrivati Renato Soru e il segretario regionale del Pd Silvio Lai per cercare di trovare un accordo. E davanti alla candidatura di Carlo Mannoni, anche il neo incaricato Enrico Daga era disposto a fare un passo indietro. Ma non Mario Bruno. Versione dei fatti confermata dal segretario regionale del Pd Silvio Lai (che ieri non ha voluto aggiungere altro). «Sapete qual’è stata la controproposta di Mario Bruno ? – svela Mario Salis –: “Mi fate due nomi del Pd che inserisco nella mia lista”. Il Pd è un partito serio, non ci interessa polemizzare a tutti i costi ma davanti a una simile proposta non c’erano risposte da dare. Enrico Daga è il candidato ufficiale del Pd mentre Mario Bruno ha scelto di allearsi con l’Udc che fino alla notte prima stava flirtando con il centrodestra». La rottura è evidente e la frattura insanabile, ma la politica è l’arte del possibile. E alla maliziosa ipotesi che potrebbe vedere uno dei due candidati (Enrico Daga o Mario Bruno) andare al ballottaggio con il candidato del centrodestra (pentastellati permettendo) Mario Salis risponde con estrema chiarezza. «Se, come credo, andremo al ballottaggio con il centro destra ci confronteremo sui programmi. Questa città non ha più necessità o voglia di contrapposizioni personali. Dobbiamo provare a risollevarla da questa crisi e se ci sarà unità di intenti nulla è impossbile». Compreso un ritorno di fiamma per il “disertore” Mario Bruno.