Tra Usa e Sardegna il “Village” di Favata
CAGLIARI. Radici, resistenti e profonde, ben piantate in Sardegna e poco più in là, gli Stati Uniti degli anni Settanta, anche se distanti geograficamente, vicini sul piano musicale e in più l’elettro...
CAGLIARI. Radici, resistenti e profonde, ben piantate in Sardegna e poco più in là, gli Stati Uniti degli anni Settanta, anche se distanti geograficamente, vicini sul piano musicale e in più l’elettronica senza confini. E’ un villaggio globale in musica il progetto presentato da Enzo Favata venerdì all’Auditorium: “The New Village”, così si chiama il progetto del sassofonista algherese, che mette insieme una formazione jazz di sonorità rock, canto a tenores ed il sound ribelle della “New Thing” di Coltrane. Concerto dedicato a Piero Sanna, "oche" e "mesu oche" dei Tenores di Bitti, scomparso nel gennaio scorso. La “ via di mezzo tra new thing, Davis elettrico e Blues Brothers” la definizione di Favata sembra calzare. Accompagnato da Alfonso Santimone (piano e elettronica), Riccardo Pittau (tromba), Filippo Vignato (trombone), Danilo Gallo (contrabbasso) e Ut Gandhi (batteria) e l’ipnotizzante canto dei Tenores di Bitti “Remunnu ‘e Locu” (Daniele Cossellu, Dino Ruiu, Pierluigi Giorno, Mario Pira), ha intrigato il folto pubblico che ha gremito la sala.
Il connubio tra canto a tenore e incursioni elettroniche è stato già affrontato in altri progetti. «Le prime collaborazioni con i Tenores di Bitti – ha spiegato Favata – risalgono ai tempi del disco “Voyage en Sardaigne”. Registrammo alcune parti nella loro sala prove ed aggiungemmo un trombone da caccia rielaborato con effetti elettronici tanto da farlo sembrare una fanfara macedone ed ancora chitarre africane… le loro voci erano quello che mancava. Abbiamo proseguito con l’orchestra olandese Metropole Orkest, e a seguire un tour con il quartetto d'archi». E mentre le voci dei tenores, ancorano saldamente al suolo dell’Isola, la parte strumentale, su basi jazz, profuma di blues, di rock, di soul e a, brevi tratti, di funk.
Un sound energico, apprezzato dal pubblico in sala, suonato dal vivo da una formazione rimaneggiata rispetto a quella originale che incise il disco “The New Village” pubblicato sei anni fa da Il Manifesto. «Utilizzare la tromba ed il trombone – dice Favata – è utile per riportare alla luce i suoni degli anni Settanta quando negli Stati Uniti impazzava la ribellione giovanile ed erano forti le motivazioni e gli slogan dei Black Panthers».