Fra sei mesi la prima bozza per cambiare faccia alla Regione
CAGLIARI. Leggi vecchie di trentasette e sedici anni: sono queste le zavorre della Regione che galleggia ma non naviga. La prima legge è del 1977 e da allora continua a disciplinare le competenze di...
CAGLIARI. Leggi vecchie di trentasette e sedici anni: sono queste le zavorre della Regione che galleggia ma non naviga. La prima legge è del 1977 e da allora continua a disciplinare le competenze di presidente e assessori secondo modelli ormai sorpassati. Per questo, ad esempio, fra i dodici in Giunta non c’è ancora un assessorato che si occupi davvero d’innovazione. L’altra legge zavorra è del 1998: riguarda l’organizzazione del personale e da quel momento non è più cambiata per 4.109 dipendenti della Regione, compresi quelli in carico al mastodontico Ente foreste. Anzi, forse l’organizzazione addirittura è peggiorata con il moltiplicarsi di enti strumentali, agenzie e società in house: sono diciassette, con un organico prossimo alle 3.500 unità.
Il monolite. Così com’è strutturata e appesantita, solo parlare di Regione 2.0, a passo con i tempi e in evoluzione, è difficile se non impossibile. In sostanza, la macchina c’è ed è anche grossa, è il motore che va rettificato se non cambiato del tutto. Serve una revisione che abbatta la burocrazia, restituisca efficienza e riporti il cittadino al centro del sistema. È questo il momento della grande stagione di riforme. «Va avviato subito», ha annunciato la Giunta nel programma di governo e qualcosa comincia a muoversi.
Il patto. Ieri c’è stato il primo passo. Entro sei mesi Giunta e Consiglio presenteranno una proposta unitaria per riorganizzare l’amministrazione regionale e riscrivere lo Statuto. È stato questo il patto sottoscritto nell’aula della prima commissione, presieduta da Francesco Agus , con l’assessore agli Affari regionali, Gianmario Demuro. Nessuno in maggioranza e neanche nell’opposizione di centrodestra, seppure con molti distinguo, vuole ancora avere a che fare con la vecchia Regione: sarebbe un suicidio.
L’impegno. Demuro l’ha confermato, nella relazione ai commissari: «Le vecchie norme hanno necessità immediata di essere riviste anche alla luce dei nuovi compiti in carico alla Giunta». Se bisognerà aspetterà sei mesi, per capire come cambierà la macchina, un primo passo ci sarà molto prima. «Entro la prossima settimana – ha annunciato Demuro – sarà presentata una proposta stralcio per riorganizzare le direzioni generali (i bracci operativi) degli assessorati». Il che vorrà dire prima di tutto accorpamenti fra più strutture, e l’intervento dovrebbe portare anche a una riduzione dei costi, con nuove competenze distribuite secondo criteri moderni. Poi, ha proseguito Demuro, sempre la Giunta d’intesa col Consiglio affronterà la riforma organica degli assessorati, come detto oggi imprigionato in uno schema molto rigido, ma per questo i tempi saranno più lunghi: occorrerà una legge Statutaria.
Enti. È l’altro capitolo dolente della Regione. Sono troppi per colpa di una scelta che negli anni ha svuotato di competenze gli assessorati e trasferito ad enti, agenzie e società (spesso fin troppo autonome) indirizzi politici e anche ricchi capitoli di spesa. La tabella pubblicata sopra conferma che questa regione parallela di soli enti costa alla Regione 495 milioni l’anno (fonte Corte dei conti). La cifra raggiunge la spaventosa asticella del miliardo e mezzo se nel conto finiscono anche le società controllate. Su questo terreno, ha detto l’assessore Demuro, la riforma dovrà essere rivoluzionaria e molte storiche sigle ben presto potrebbero essere immolate sull’altare dell’efficienza.
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