Fratellanza e coraggio Contadini e pastori costretti ad uccidere
“Trattare ke frates kertare ke inimicos” di Giuliano Chirra Il nuovo volume della collana della Nuova Sardegna
Le prime due opere che sono entrate a far parte della collana “Le guerre dei Sardi”, pubblicata in queste settimane dalla “Nuova”, hanno dato ampiamente conto degli avvenimenti memorabili della Grande Guerra: «Il valore dei Sardi in guerra» di Medardo Riccio (tre volumi) attraverso l’interminabile elenco delle decorazioni assegnate, e relative motivazioni; la «Storia della Brigata Sassari», di Giuseppina Fois, con i Diari delle operazioni redatti giorno per giorno, gli scritti degli inviati di guerra e dei protagonisti, le poesie a diffusione popolare ecc. Sembrava che non ci fosse più nulla da dire su quegli eventi, e invece Giuliano Chirra, medico e appassionato studioso della materia, ha trovato modo di farci conoscere altri aspetti non meno interessanti. Lo si può vedere nel suo libro, il sesto della collana, che sarà in distribuzione da oggi (euro 5,90 più il costo del giornale): già il titolo, “Trattare ke frates kertare ke inimicos” (Amare gli amici come fratelli, combattere i nemici con tutte le forze), è un richiamo alle norme di vita delle comunità di origine.
E difatti c’è un capitolo che descrive i tratti della vita in Sardegna nel 1915: in particolare dei contadini e dei pastori che proprio in quei giorni venivano chiamati alle armi, per poi costituire l’esercito in guerra, e la Brigata in particolare. Una società caratterizzata da un’economia essenziale, quando non povera, dall’isolamento e dall’analfabetismo, che sarebbe stata chiamata a confrontarsi con esperienze ancora più dure e terribili. L’autore descrive poi i dettagli della chiamata alle armi e illustra, col supporto di tavole e disegni – di cui è abile autore – le dotazioni militari, dalle divise alle fasce, dall’elmetto al famoso fucile “novantuno” e relativa baionetta.
Un capitolo è dedicato alle regole disciplinari, che in più di un caso prevedevano la pena di morte: per il militare, ad esempio, «che in faccia al nemico si sbandi, abbandoni il posto o non faccia la possibile difesa». Il libro racconta anche le imprese della Brigata “Sassari” e delle altre in cui militavano i sardi; ma ancora più interessante è leggere delle ripercussioni che gli eventi al fronte avevano nelle comunità d’origine, specie quelle della Barbagia: Chirra, che è di Bitti, le conosce anche attraverso la memoria orale. Come la storia di quel soldato che, tornato in licenza dopo aver partecipato ad alcune azioni, preferì darsi alla macchia piuttosto che tornare al fronte; o delle discussioni che si accendevano nel paese tra i suoi colleghi e i commilitoni che, in servizio al distretto militare di Oristano, facevano la figura degli imboscati, e per di più si vantavano di dedicarsi a grandi mangiate di muggini. Il libro si chiude con una parte ancora più drammatica e struggente: i «mortos in terra anzena», ossia l’elenco di tutti i caduti sardi (oltre 1800) che l’autore, nel corso di un lungo pellegrinaggio, ha trovato sepolti nei cimiteri militari di tutta Europa.