Addio a Roberto Pellegrini, percussionista di razza
CAGLIARI. «Roberto era il nostro vero maestro. Possedeva una conoscenza approfondita della musica e dei diversi generi. La cosa più straordinaria era che riusciva, non solo in termini musicali, ma...
CAGLIARI. «Roberto era il nostro vero maestro. Possedeva una conoscenza approfondita della musica e dei diversi generi. La cosa più straordinaria era che riusciva, non solo in termini musicali, ma anche a voce, a esprimere in modo chiaro e preciso le diverse opinioni all’interno del nostro ensemble». Riccardo Leone, pianista e compositore, fondatore dell’ensemble di musica contemporanea Spaziomusica ricorda così l’amico e collega musicista Roberto Pellegrini deceduto sabato nella sua casa di Selargius all’età di 54 anni. Docente presso il Conservatorio di Cagliari, Roberto Pellegrini, di origine oristanese, era un percussionista di talento, ricercatore puntiglioso e innovatore. Conoscitore non solo della musica contemporanea ma curioso e aperto. «A differenza di molti colleghi – racconta ancora Leone – che spesso hanno difficoltà a guardare oltre il proprio genere Roberto era competente e di straordinaria cultura. In grado di raccontarci con precisione che so, i dischi di un Frank Zappa o affrontare un tema di musica rock o jazz». Segno della sua versatile disponibilità che l’ha portato a suonare con grandi musicisti (da Mike Manieri a Marc Ribot, da James Wood a Giancarlo Schiaffini) prendendo parte a rassegne importanti e festival internazionali (da Tokyo a Francoforte) registrando diversi album e animando instancabilmente ensemble come Spaziomusica e il suo Modular quartet in progetti complessi. L’ultimo, in cui è spiccata la sua straordinaria maestria musicale è stato “Le memorie dell’Universo”, musiche di Marcellino Garau eseguite sulle pietre sonore di Pinuccio Sciola al festival di Sant’Anna Arresi jazz lo scorso mese d’agosto (w.p.).