La Regione: "In vista dell'estate vigilanza sul caro-traghetti"
L’assessore ai trasporti annuncia il ricorso contro la sentenza del Tar che nega l’esistenza di un cartello fra le compagnie per tenere alte le tariffe. Saremar verso il concordato fallimentare
SASSARI. Alla guerra dei mari. Per l’assessore ai trasporti Massimo Deiana galleggiare in mezzo alla tempesta dei collegamenti via mare diventa sempre più complicato. La giunta ha ereditato il caos. Una situazione complicatissima. Da una parte il braccio di ferro con le compagnie private, dall’altro il pasticcio Saremar. E sullo sfondo anche la necessità di far calare il costo dei biglietti per chi vuole raggiungere la Sardegna in mare. Saremar.
Per prima cosa deve affrontare il caso Saremar. La società, controllata al 100 per cento della Regione, è a un passo dal collasso. Affonda nei debiti. Dopo il naufragio della Flotta sarda, progetto di cui Saremar era l’albero maestro, la società si trova a gestire un passivo di 10 milioni di euro. L’assessore non fa giri di parole. «Si va verso il concordato fallimentare – spiega Deiana –. La situazione è critica. La Saremar ha un buco di 10 milioni di euro. E non è possibile pensare a soluzioni pasticciate. Tra le altre cose dobbiamo rispettare la legge che ci impone di privatizzare la Saremar, cosa che fino a ora non abbiamo fatto». I guai della società arrivano da lontano. Dalla condanna della Unione europea arrivata a gennaio. In cui si bollavano come doping di Stato i fondi dati dalla Regione alla compagnia di navigazione. L’Unione europea aveva condannato la Saremar a restituire 10,8 milioni di euro. Aiuti illegittimi che la società aveva ricevuto dalla giunta Cappellacci. Per l’Europa quelle risorse iniettate nelle casse della Saremar avevano alterato le regole del mercato. I soldi erano arrivati tra il 2011 e il 2012 dalla stessa Regione per mantenere accesi i motori dei traghetti della Flotta sarda. Per Bruxelles sono un aiuto di Stato illegittimo. La Commissione muove due accuse alla Regione. L’aver versato capitali, oltre 6 milioni di euro, in condizioni diverse da quelle di mercato. E la “compensazione” con 10 milioni di euro, una sorta di contributo, per la copertura di alcune tratte tra la Sardegna e la penisola. Oggi Saremar riceve dalla Regione 16 milioni di euro per il servizio di collegamento con le isole minori. Ma quei soldi non possono essere utilizzati sotto forma di compensazione. Ora si vive il paradosso per cui Saremar, al 100 per cento della Regione, deve restituire i soldi alla Regione, ma senza utilizzare gli unici euro che arrivano. Quelli della Regione.
Il cartello. Un altro capitolo complicato da affrontare per l’assessore Deiana è la sentenza del Tar del Lazio. Arrivata una settimana fa. La Grandi navi veloci si era rivolta al tribunale contro la decisione dell’Autorità garante per la concorrenza, che l’aveva multata, insieme alle altre compagnie di navigazione, con l’accusa di avere creato un cartello con cui erano stati sollevati in modo artificiale i prezzi dei biglietti dei traghetti. Il Tar ha dato ragione a Gnv. «L’Autorità non è riuscita a dimostrare, nemmeno per presunzioni, la fondatezza della sua tesi – riporta la sentenza del tribunale –, che gli aumenti di prezzi praticati dalle ricorrenti siano stati l’effetto di una pratica concordata». Ma l’assessore Deiana non sembra troppo convinto della scelta dei giudici e annuncia che su questo punto la Regione resterà ferma e agirà in continuità. «Faremo ricorso contro la sentenza del Tar. Anche se devo leggere ancora con attenzione i dettagli delle carte. E vigileremo sulle dinamiche dei prezzi nei collegamenti per l’isola».
Nel giugno del 2013 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in un documento di 57 pagine, inchiodava le compagnie di navigazione. Con un’indagine che aveva portato a una maxi multa da 8 milioni di euro per le sorelle dei mari. Nello specifico 5,4 milioni a Moby, 2,3 a Gnv e 230mila a Snav. Ma le compagnie avevano anche un’altra preoccupazione.
La multa potrebbe diventare poca cosa davanti allo spettro della class action. L’azione giudiziaria collettiva che potrebbe svuotare le casse dei giganti dei mari. (l.roj)