La Nuova Sardegna

Alcoa, pressing della giunta su Renzi

di Alfredo Franchini
Alcoa, pressing della giunta su Renzi

Pigliaru: “Servono imprenditori seri e nuovi investitori”. I sindacati: “Non c’è tempo da perdere, c’è la Cig in scadenza”

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CAGLIARI. È finito ieri il silenzio glaciale che negli ultimi tempi era calato sulla vertenza Alcoa. Il tempo stringe; a giugno scadrà la cassa integrazione, e ieri giunta e sindacati si sono riavvicinati per ridisegnare la politica industriale. Per il governo regionale, presenti Pigliaru e gli assessori Piras (Industria) e Mura (Lavoro), si è trattato del primo incontro sul caso alluminio che ha riaperto, negli aspetti più complessivi, l’intera questione industriale sarda.

Michele Carrus, Fabio Enne e Francesca Ticca, segretari regionali di Cgil-Cisl e Uil, hanno notato un cambio di passo perché la Regione ha assicurato di voler fare pressing sul governo.

«Il punto fondamentale è trovare un imprenditore serio disposto a rilevare lo stabilimento di Portovesme», ha spiegato Francesco Pigliaru,il quale ha chiarito che lo scouting non lo può fare la Regione ma il governo. Da qui il pressing per chiarire al più presto che cosa sta succedendo e avere informazioni chiare. «Aver lasciato tutta la trattativa nelle mani di Alcoa, con il governo spettatore», sostiene Michele Carrus, «si è rivelata una strada inutile da percorrere».

Non c’è tempo da perdere e i sindacati hanno posto l'esigenza di cercare di far slittare la scadenza del 30 giugno, quando termineranno le manutenzioni per tenere gli impianti di Portovesme in efficienza, in vista di un possibile riavvio. La «nuova» vertenza servirà per capire quali sono le linee di politica industriale del governo in merito all’alluminio. La partita, prima di tutto, si gioca sulla strategia: l’alluminio serve al Paese? La risposta di Carrus, Enne e Ticca è positiva ma bisogna partire dai fatti concreti e dalle manifestazioni d’interesse.

«Oggi in campo per l’acquisto di Alcoa c’è la Klesch», afferma Fabio Enne, «ma voglio anche ricordare che ci sono state ventidue manifestazioni d’interesse da parte di aziende di piccole, medie e grandi dimensioni operanti nello stesso comparto».

Per l’assessore all’Industria, Maria Grazia Piras, il piano di Klesch dovrebbe essere presentato entro i primi di giugno. E siccome il problema della cassa integrazione diventerà stringente, Virginia Mura ha annunciato un incontro tecnico al ministero del Lavoro sugli ammortizzatori sociali per affrontare tutte le situazioni difficili delle aziende sarde.

Su questo, Pigliaru ha ribadito la necessità del cambiamento di strategie industriali e l’urgenza di far arrivare in Sardegna investimenti stranieri. La crisi economica ha coinvolto in Sardegna circa duemila aziende. Per molte di queste imprese, le soluzioni sono, ovviamente, meno difficili di quanto non sia l’Alcoa, la multinazionale americana, leader mondiale nella produzione di alluminio che ha «ereditato» le storiche fabbriche sorte di tempi delle Partecipazioni statali. Ma la recente storia di Alcoa, che aveva acquisito l’Alumix del gruppo Efim nel 1996, è sempre stata legata al «ricatto» dei sussidi sul costo dell’energia. Solo tre anni dopo, infatti, «l’Aluminum Company of America», prese la decisione di interrompere le produzioni sia a Portovesme che a Fusina, (in Veneto), perché la Commissione europea aveva deliberato la restituzione dei contributi, (295 milioni di euro), per rimediare al più alto costo dell’energia. Da allora tra decreti «salva Alcoa» e improbabili trattative, una storia infinita su cui oggi Regione e sindacati vogliono fare chiarezza in modo definitivo.

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