La Nuova Sardegna

Reti d’impresa, l’alimentare vola

Reti d’impresa, l’alimentare vola

Sardi primi in Italia per i contratti agricoli. Monceri: «Aiuteremo le aziende»

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CAGLIARI. Chi l'ha detto che piccolo è bello? Il fenomeno delle «Reti di impresa» rivela che si può salvaguardare l'individualità dell'imprenditore e consentire all'azienda di diventare grandi... pur rimanendo piccoli. Pierluigi Monceri, direttore generale della Banca di credito sardo, ha illustrato lo scenario in un convegno a Oristano: in Italia sono coinvolte nelle Reti 6.435 imprese di cui la metà si concentra tra Lombardia, Emilia e Toscana. La Sardegna è all'undicesimo posto con 183 aziende ma con il primato assoluto per le imprese dell'agroalimentare: 94 contro le 59 della Toscana, le 53 del Veneto e 51 della Lombardia. La Banca di credito sardo - afferma Monceri - punta sulle Reti e in Sardegna «possiamo aiutare le aziende a superare i confini regionali».

Il contratto di rete è una forma di aggregazione tra le aziende, le quali, pur mantenendo la loro soggettività giuridica, possono attivare forme di collaborazione. Il contratto deve essere stipulato con un atto pubblico. I vantaggi: dalla possibilità di superare i limiti del "nanismo", (avere quindi più capacità di innovazione e di esportare), al fisco; è previsto un regime di sospensione d'imposta per gli utili di esercizio sino a un milione di euro destinato alla realizzazione degli investimenti previsti dal programma di Rete. Tra i vantaggi la facilitazione all'accesso al credito.

Per capire il fenomeno, la Banca di credito sardo ha presentato cinque Reti, cresciute "in casa". Cinque esempi che dimostrano la difficoltà di fare squadra, superata dalla volontà di innovare i prodotti.

Efisio Rosso ha spiegato come funziona la Filiera del grano duro in Sardegna, 2 coop agricole (130 produttori primari), un pastificio e altre aziende indirette. Prima rete non solo di produzione ma anche di distribuzione.

Alessandra Argiolas spiega che la Rete del gusto e dell'accoglienza unisce agricoltura e turismo. L'obiettivo è quello di creare un'offerta turistica anche con la creazione di un logo comune.L'imprenditore agricolo Francesco Matta fa parte della Rete Cynara: sei imprese agricole e una di logistica e di trasporti. La Rete nasce dall'esigenza di fare massa critica con un prodotto così legato al territorio dell'isola.Un gruppo eterogeneo, (produttori olivicoli, trasformatori e commercianti) ha dato vita alla Rete olivicola del Nono meridiano. Giovanni Garau spiega gli obiettivi e avanza una proposta alla Regione: «Se i produttori agricoli potessero usufruire del sito ufficiale, magari con l'iscrizione in un Albo, potremmo trovare un canale di vendita adeguato». Una proposta ripresa da Agostino Cicalò, presidente di Confcommercio, il quale fa notare che il sito della Regione sul turismo è il più visitato in assoluto.

L'ultima Rete presentata dalla Banca guidata da Giorgio Mazzella e da Pierluigi Monceri, è delle grandi imprese: ne fanno parte TreA di Arborea, Casa del grano, Domenico Manca, General conserve, Fratelli Pinna, Riso della Sardegna, salumificio Murru, Acqua Smeraldina.E' la dimostrazione che anche le maggiori aziende hanno necessitàdi sinergie.

Industriali. Alberto Scanu, presidente di Confindustria, vede nelle Reti d'impresa un importante fenomeno di politica industriale: «Non è vero che piccolo è bello», dice. C'è la necessità di allargare il fenomeno delle Reti ad altri settori che non siano l'alimentare: «L'economia del mare è in crescita e c’è l’obbligo di rilanciare la portualità». (al.fr.)

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