La Nuova Sardegna

Il Pd: «Renzi, Pigliaru, Soru: che squadra»

di Umberto Aime
Il Pd: «Renzi, Pigliaru, Soru: che squadra»

Il segretario regionale Lai: «Quando usciamo dal vittimismo il partito funziona». Il congresso potrebbe slittare a ottobre

28 maggio 2014
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CAGLIARI. Il giorno dopo la vittoria a mani basse, in casa del Pd c’e ancora aria di festa. Dopo i ringraziamenti di Renato Soru, eletto a Strasburgo con 184mila preferenze, è stato il segretario regionale Silvio Lai a sorridere come non mai: «Queste elezioni – ha detto – sono la dimostrazione che nel nostro partito si discute molto, spesso litighiamo, ma al momento della verità siamo tutti presenti e non ci facciamo sfuggire la vittoria». Niente male per un segretario che, in questi anni, ha messo assieme un successo dopo l’altro, dalle ormai dimenticate elezioni provinciale alle Regionali di febbraio fino all’Europee. «Il Pd – ha continuato Lai – grazie alla spinta forte del capo del governo e segretario nazionale, Matteo Renzi, ha messo a tacere chi, in questa campagna elettorale, voleva solo distruggere e non costruire, chi voleva alimentare la disperazione e spazzare via la speranza. Noi, passo dopo passo, all’Italia cominciamo a restituire quello di cui ha bisogno per uscire dalla crisi: avere un futuro». Dato quel che si merita al primo avversario in campo, battuto, Beppe Grillo, e sottolineato che il centrodestra ormai è in ritirata dopo essersi frantumato, Lai ha aggiunto: «Avevamo puntato tutte le nostre possibilità su un candidato autorevole, Renato Soru, e ora la Sardegna sarà rappresentata nel Parlamento europeo da un deputato non solo autorevole ma che sarà anche vincente nel rivendicare i diritti della nostra isola». La scelta di Soru è stata una mossa da maestro: «Abbiamo dimostrato che quando si esce dal vittimismo e il partito funziona, un ringraziamento speciale va Laura Pisano che è stato l’ufficiale di collegamento fra la segreteria regionale e lo staff del candidato, i risultati arrivano al di là o meno dell’esistenza del collegio unico. E ora per la prima volta parliamo tutti lo stesso linguaggio, con Renzi a Roma, con Pigliaru alla Regione e con Soru a Strasburgo». I Democratici sono di nuovo il primo partito in Sardegna dopo la debacle delle Politiche, nel 2013: 15 punti guadagnati sulle Europee di cinque anni fa e 60mila in più rispetto alle Regionali. Come se non bastasse, ha stravinto anche alle Comunali: «Su 18 Comuni al voto – ha detto Lai – al centrodestra abbiamo lasciato solo Tortolì, Sorso e Golfo Aranci. A Sassari, dove per la verità non siamo partiti bene al nostro interno, ma alla fine abbiamo stravinto al primo turno e dimostrato, ancora una volta, di essere forti e compatti. Vogliamo vincere anche ad Alghero (l’unico Comune al ballottaggio) e per questo il Pd regionale è pronto a sostenere la candidatura di Mario Bruno (ex consigliere regionale in rotta con la segreteria cittadina) per mettere subito rimedio a un percorso sbagliato che purtroppo ha diviso il centrosinistra al primo turno. Al ballottaggio, dobbiamo scendere invece in campo uniti per non lasciare questo importante e strategico comune al centrodestra». Fatto cappotto agli avversari, il Pd da venerdì ritornerà a guardare dentro casa. La direzione regionale dovrà decidere se rinviare o meno le primarie per l’elezione del segretario che succederà a Lai. L’ipotesi più accredita è far votare il 29 giugno (e non più il 15) solo gli iscritti per l’elezione dei responsabili provinciali e di circolo, mentre le primarie aperte a tutti (iscritti e non) per il segretario regionale potrebbero essere organizzate nella prima settimana di luglio, col congresso celebrato a ottobre. Ma di quale segretario ha bisogno il Pd in festa? Ecco il primo identikit: giovane e perché no unitario. Anche se finora le botte interne sono state meglio di un talismano: i Democratici più litigano, più vincono.

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