La Nuova Sardegna

Sopralluogo della difesa nella casa degli orrori

di Giampiero Cocco
Sopralluogo della difesa nella casa degli orrori

Giovanni Colli, nuovo avvocato di Frigeri, visita con gli inquirenti l’appartamento Gli omicidi al 2° piano: si cercano ancora elementi e indizi sul movente del killer

29 maggio 2014
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TEMPIO. Nella strage di Tempio portata a termine tra le 12.30 e le 15.30 di sabato 17 maggio ci sono certezze acquisite, ma restano ancora tanti dubbi che gli investigatori stanno cercando di fugare al più presto. Le certezze riguardano lo sterminio della famiglia Azzena – il padre Giovanni, la madre Giulia Zanzani e il loro figlio Pietro, un ragazzino di 12 anni – il luogo del massacro, l’appartamento al secondo piano di via Villabruna, e l’autore della orribile mattanza, l’operaio tempiese Angelo Frigeri, 32 anni appena compiuti. Le tante variabili riguardano, oltre il movente del delitto, ancora poco chiaro, la compartecipazione al massacro di altre persone che possano aver aiutato Angelo Frigeri. Sul movente della strage gli investigatori – i carabinieri dei nuclei investigativi del comando provinciale di Sassari e i colleghi della compagnia di Tempio, supportati dal Ris – e i magistrati che conducono le indagini, il sostituto procuratore della Repubblica Angelo Beccu e il capo degli uffici inquirenti, Domenico Fiordalisi privilegiano la tesi della rabbia repressa e del raptus omicida, escludendo la pista passionale già esplorata e relegata agli sporadici rapporti intimi intercorsi, nel tempo, tra Giulia Zanzani e Angelo Frigeri. «È una indagine complessa, e molti interrogativi saranno chiariti con il responso delle diverse perizie e accertamenti tecnici che abbiamo disposto», dicono gli inquirenti, che ieri hanno autorizzato il sopralluogo nell’appartamento della strage del difensore di Angelo Frigeri, il penalista nuorese Giovanni Colli. Una visita che è servita a focalizzare le diverse situazioni che si sono venute a creare dentro l’appartamentino, composto di un ingresso, un tinello–salone, un angolo cottura, un bagnetto e la cameretta da letto del bambino. Poco distante la scala che porta al piano superiore, dove c’è la stanza matrimoniale della coppia trucidata, un secondo bagno e il terrazzino panoramico. I tre, stando ai rilievi tecnici e alle tracce di sangue ancora visibili a terra, sono stati uccisi al secondo piano (nella camera da letto e nel terrazzino al terzo piano non sono state rilevate tracce biologiche) tra la porta del bagno e il salone e all’ingresso della cameretta del bambino. Il Luminol che è stato irrorato nella casa degli orrori ha messo in risalto le tantissime tracce lasciate dall’assassino nel tentativo di ripulire la scena del triplice delitto, con il trascinamento dei due cadaveri che perdevano sangue dalla testa (Giulia, la prima a cadere sotto i suoi colpi, e Giovanni) al centro del salone dov’era stato sistemato anche il bambino, il quale non aveva lesioni sanguinati. Chiarito il teatro della strage resta da stabilire la dinamica e la tempistica, molto importante per l’accusa e per la difesa, oltre che appurare se, in quell’appartamento al centro di Tempio, si sono date appuntamento altre persone, oltre all’assassino. Il quale era stato contattato da Giovanni Azzena per sostituire il cavo della televisione, materiale elettrico (il cavo è stato utilizzato per strangolare i tre) che Frigeri aveva acquistato il giorno prima del triplice delitto in un negozio della zona industriale di Tempio. Oggi si prosegue con l’ispezione del negozio di scarpe della coppia trucidata.

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