La Nuova Sardegna

Imprese di successo: «Noi restiamo qui»

Imprese di successo: «Noi restiamo qui»

Imprenditori dell’alimentare e del manifatturiero: «Lavoriamo bene, nell’isola c’è molto ingegno»

31 maggio 2014
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CAGLIARI. Chi ha detto che i sardi non sono ingegnosi e non sanno fare impresa? E’ un luogo comune che Vito Gulli di As Do Mar vuole sfatare. E racconta la storia dell’impresa che lavora il tonno a Olbia e che, fortunatamente, non ha alcuna intenzione di delocalizzare l’azienda.

«Dieci anni fa abbiamo deciso di effettuare un investimento basandoci su uno dei vecchi mestieri: pulire il pesce non è facile come sembra e qui lo sanno fare bene». Per il tonno - spiega Vito Gulli - ci sono solo due aziende al mondo che costruiscono le macchine adatte all’industria, attrezzature che non sono in vendite ma vengono date solo in leasing.

«Noi siamo riusciti, grazie all’ingegno dei sardi, e farci costruire delle macchine a nostra misura, partendo dall’industria del sigaro e del tabacco». Gulli, genovese, è un sostenitore dell’assunto che ognuno debba fare il proprio mestiere: «Noi facciamo impresa e i politici non devono fare impresa. E tra noi c’è il cittadino: senza i consumatori si ferma tutto. Adesso, con questa contingenza, ci basterebbe tornare ai livelli di consumo di qualche anno fa».

Da questo punto di vista l’imprenditore di As Do Mar sfata anche il mito della decrescita felice: «Ci può essere una crescita felice basta che sia fatta nell’ambito di equilibrio». La ricetta dice anche che l’export è importante ma non ci si può attendere miracoli: «Il pronto soccorso nostro devono essere i consumi interni da rilanciare». Richieste alla politica? Trasporto merci (a dir poco carente) e metano. E i sardi, antichi mestieri a parte, dovrebbero lavorare di più insieme.

L’altra testimonianza dal mondo delle imprese è venuta da Usvaldo Paris dell’Antica Fornace Villa di Chiesa nella piana di Ottana. «Abbiamo 130 lavoratori tutti sardi che producono guarnizioni di gomma. La produzione è tutta esportata dall’isola: al 70 per cento va all’estero e il restante trenta nella penisola». Cerchietti di gomma per gli orologi, guarnizioni per i rubinetti.

«Sapete quanto è l’assenteismo»? chiede Paris. La risposta è che arriva al massimo al due per cento, un tasso fisiologico. «Nel giro di sette, otto anni», afferma Paris, «possiamo raddoppiare lo stabilimento. In Sardegna si può lavorare meglio che a Bergamo».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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