La Nuova Sardegna

Scarpa, centomila euro dal bancomat

di Mauro Lissia
Scarpa, centomila euro dal bancomat

Il sindaco di Porto Torres ha incassato 90mila euro e li ha spesi in un anno. Al setaccio anche le ricevute di Uggias

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CAGLIARI. Mille euro pagati all’operaio dei cimiteri olbiese Tito Varrucciu, altri 2500 alla studentessa universitaria Raffaella Lizzano: è la fine del 2009 quando l’ex consigliere regionale ed eurodeputato gallurese Giommaria Uggias si affretta a far firmare ai suoi collaboratori elettorali le ricevute di quei compensi versati per l’aiuto ricevuto anni prima. Nessun mistero: se il pm Marco Cocco ha pensato che Uggias si fosse mosso per via dell’inchiesta, che in quei giorni era alle fasi iniziali, è stato lo stesso ex parlamentare europeo a chiarire con dichiarazioni spontanee al tribunale di aver cercato e trovato i giustificativi di quelle spese e di altre sostenute nel corso del mandato consiliare in Regione. Il punto però è un altro: il pm Cocco non sembra badare tanto alla corrispondenza tra fatture e spese, quanto al fatto accertato che Uggias spendesse per sè, per la propria campagna elettorale, e non per le esigenze del gruppo politico misto di cui faceva parte. Se l’accusa dimostrerà che i soldi in ballo sono quelli dei fondi destinati ai gruppi, l’accusa di peculato sarebbe conclamata. Perchè quegli ormai famosi 2500 euro che la presidenza del consiglio regionale accreditava al gruppo di appartenenza per ciascun consigliere, non era una componente dell’indennità ma un appannaggio a disposizione del gruppo. Soldi che dovevano essere rendicontati puntualmente e destinati ad attività concordate con gli altri componenti, cosa che non avveniva quasi mai nella legislatura 2004-2009, i cui consiglieri sono ormai quasi tutti indagati. Ieri il pm Cocco ha sentito anche il maresciallo Luca Erriu della Guardia di Finanza sulla posizione di Beniamino Scarpa, l’ex consigliere e attuale sindaco di Porto Torres per il quale si procede separatamente dopo uno stralcio tecnico deciso dal presidente Mauro Grandesso un mese e mezzo fa. L’esame del sottufficiale, uno degli investigatori che hanno lavorato all’inchiesta, ha confermato l’esistenza di anomalie nella gestione dei fondi: Erriu ha parlato di circa 90 mila euro entrati nel conto di Scarpa nel breve volgere di un anno e di una somma attorno ai 100 mila euro uscita attraverso prelievi bancomat.

È stata sentita anche Ornella Piredda, teste-chiave dell’accusa nel processo ai primi diciotto consiglieri imputati di peculato aggravato. Esaminata dall’avvocato Anna Maria Busia, l’ex funzionaria dei gruppi consiliari regionali ha raccontato che Renato Lai mostrò di essere «mortificato» perchè non poteva seguire le sue indicazioni sul rendiconto delle spese: «Mi è sembrato - ha detto la Piredda - che fosse in qualche modo obbligato ad ascoltare il segretario del gruppo Angelo Sanna (indagato anche lui per peculato, ndr) e che non avesse realizzato come quei soldi fossero soldi pubblici, da utilizzare secondo regole precise».

Il dibattimento andrà avanti il 27 giugno per diciassette imputati e il 24 ottobre per esaminare la posizione di Scarpa.

Il dibattimento in corso davanti ai giudici della prima sezione del tribunale, presieduta da Mauro Grandesso, a latere Cannas e Badas, riguarda Giuseppe Atzeri, Maria Grazia Caligaris, Giommaria Uggias, Renato Lai, Pierangelo Masia, Raimondo Ibba, Peppino Balia, Raffaele Farigu, Carmelo Cachia, Giuseppe Giorico, Sergio Marracini, Salvatore Serra, Tore Amadu, Oscar Cherchi, Mario Floris, i fratelli Alberto e Vittorio Randazzo e Beniamino Scarpa. L’accusa contestata dalla Procura è per tutti di peculato aggravato per aver utilizzato illegalmente fondi destinati all’attività istituzionale dei gruppi politici regionali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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