Ok dalla commissione: armi dalla Sardegna all’Iraq

Difesa ed Esteri danno il via libera all’invio di un arsenale ai guerriglieri curdi. Ci saranno anche i container carichi di mitra e razzi custoditi a Santo Stefano

ROMA. Il Parlamento ha detto sì all’invio delle armi ai peshmerga. Solo i 5 Stelle e Sel hanno votato contro la proposta del governo di fornire mitragliatrici, razzi e munizioni ai combattenti curdi nella guerra contro i miliziani dell’Isis. E, dunque, già nelle prossime ore i container con le armi confiscate 20 anni fa al petroliere russo Alexander Zuchov lasceranno l’isola di Santo Stefano. Destinazione il Kurdistan iracheno. Ieri, nell’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro Roberta Pinotti, intervenuta insieme alla collega Federica Mogherini, non ha mai citato La Maddalena, e nemmeno il suo blitz di lunedì, ma ha detto chiaramente che parte del carico che verrà inviato ai curdi «è costituito da armi individuali, di squadra e contromezzi, con relativi munizionamenti, tutti di fabbricazione ex sovietica, confiscati dall’autorità giudiziaria a seguito del sequestro in mare di 20 anni fa, nel corso del conflitto nei Balcani». Dunque, il ministro ha chiesto al Parlamento di dire sì al trasferimento dei container dalla Maddalena a Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno. Un carico di armamenti a cui ne vanno aggiunti altri che le forze italiane non usano più. «Sono armi leggere – ha spiegato il ministro della Difesa –. Mitragliatrici, razzi anticarro e munizioni funzionanti ed efficienti, sottoposti a trattamento di conservazione nel tempo. Sono state fatte tutte le verifiche. Ancora dobbiamo valutare se inviare i kalashnikov. Sarà comunque una operazione a costo zero per l’Italia, fatta eccezione per il trasporto, che dobbiamo ancora stabilire se avverrà via mare o via aereo». Il governo, dunque, ha chiesto, e poi ottenuto, l’autorizzazione a inviare in Kurdistan le armi per i peshmerga, ma senza specificarne la quantità. «Non c’è un elenco, e neanche l’esatta quantità perché il governo sta proponendo di mandare queste armi ai curdi, non lo ha già deciso – ha risposto la Pinotti alle contestazioni di 5 Stelle e Sel –. Abbiamo voluto fare questo passaggio parlamentare, ancorché non obbligatorio. Abbiamo fatto ricorso alla stessa formula utilizzata a suo tempo per la missione in Libano, quando non furono convocate le aule. Ma a differenza di allora non stiamo mandando uomini, ma armi».

Al ministro degli Esteri, Federica Mogherini, il compito di illustrare la crisi irachena e gli effetti che potrebbe avere anche sull’Italia. «Nella crisi in Medioriente non c'è nessuno scontro di civiltà nè di religione ma è a rischio il principio di convivenza tra le differenze nello stesso territorio – ha affermato la titolare della Farnesina –. L’Isis è un’organizzazione terroristica, così la definisce la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ha un uso strumentale della religione per minare le fondamenta della società civile. Il Mediterraneo e il Medioriente sono scossi da una minaccia che riguarda anche l’Europa e l’Italia».

La risoluzione del governo è stata fatta propria dai quattro presidenti - Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto agli Esteri e Nicola Latorre ed Elio Vito alla Difesa - ed è stata sottoposta al voto delle rispettive commissioni. Il Senato ha dato via libera con 27 voti favorevoli e 4 contrari, la Camera con 56 sì e 13 no. A dare l’ok all’invio delle armi nel Kurdistan iracheno tutti i partiti della maggioranza, dal Pd al Ncd, passando per Scelta civica, Per l’Italia, Udc e Psi, ma anche buona parte dell’opposizione. E cioè Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia, anche se dal partito di Berlusconi non sono mancati i dubbi sulle condizioni delle armi sequestrate venti anni fa e custodite alla Maddalena. Contrari all’operazione, invece, il Movimento 5 Stelle e Sel, che hanno presentato due distinte risoluzioni, entrambe bocciate. Infatti, mentre il partito di Vendola chiedeva un contingente Onu a guida europea a protezione dei civili e l’apertura di una conferenza di pace sul Medioriente, i grillini mettevano nero su bianco la contrarietà ad armare i curdi e la necessità di un’informativa del governo in aula, con la previsione poi di un’eventuale votazione.

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