Paci batte cassa a Roma: ci spettano altri 150 milioni
All’appello mancano i pagamenti delle quote Ires e gli incassi di giochi e lotterie Ma l’assessore rassicura: «Il pareggio di bilancio non è messo in discussione»
CAGLIARI. La Vertenza Entrate è ripartita: i toni non saranno accesi come in passato, ma «comunque non ci sarà nessuna concessione allo Stato». A giurarlo è la giunta Pigliaru. Nei giorni scorsi la Regione ha indirizzato alla Ragioneria generale dello Stato due lettere urgenti per sollecitare dai 100 ai 150 milioni fra Ires (è l'imposta a carico delle società) e la quota parte degli incassi da Gratta-e-vinci e lotterie varie. Si sa: la Giunta Pigliaru è alla ricerca di nuove entrate, in cassa c’è sempre gran poco, e soprattutto vuole sapere in anticipo e con buona approssimazione a quanto ammonteranno i prossimi trasferimenti dello Stato. Deve saperlo in fretta, prima di fare i conti, l’anno prossimo, con la novità del «pareggio di bilancio», quando la Regione potrà spendere senza più vincoli tutto quello che incassa ma non un euro in più.
Ad esempio: perché alla Sardegna non è ancora riconosciuta la parte di Ires pagata dalle imprese che hanno nell’isola lo stabilimento ma non la sede legale? Alla Sicilia questo diritto è stato riconosciuto da mesi, ora spetta anche alla Sardegna.
Il mittente. A spedire le lettere è stato l’assessore al Bilancio, Raffaele Paci, e una è stata firmata anche dal governatore Francesco Pigliaru. Qualcuno in questa mossa ha letto persino un ripensamento della Giunta sull’accordo con il ministro Padoan proprio sul «bilancio in pareggio», ma non è così. Paci lo dice da sempre e lo ha ripetuto più volte anche in Consiglio: quell’intesa per lui ottima, rivoluzionaria e sarà realizzata. Un’altra cosa sono le entrate su cui la partita è ancora aperta soprattutto con la Ragioneria generale dello Stato e con l’Agenzia delle entrate, alla quale – sempre in base all’accordo Paci–Padoan – da oggi in poi è affidato il compito di quantificare i trasferimenti destinati alla Sardegna nel 2015.
La mossa politica. Soprattutto le due lettere spedite a Roma sarebbero per l’esecutivo anche la dimostrazione che «la Sardegna non ha rinunciato certo a quanto le spetta» ed «è pronta a chiedere allo Stato quello che non l’è stato ancora riconosciuto». Proprio l’invio delle richieste (la riposta della Ragioneria però non è ancora arrivata) sarebbero allo stesso tempo una prima risposta (con i fatti) all’opposizione, Riformatori e Forza Italia in testa, che sin dall’inizio e continua a farlo accusa la Giunta di essere «stata troppo arrendevole con il Governo fino a cadere in una trappola». A questo punto dopo la richiesta di altri 100-150 milioni pare che il segnale sia ben diverso, come annunciato a suo tempo dallo stesso Paci: «La Vertenza Entrate non c’entra nulla con la cancellazione dei vincoli di spesa. Non abbiamo certo ipotecato i nostri diritti, né quelli passati né futuri, per poter spendere dal 2015 in poi tutti i 6,8 miliardi del nostro bilancio. Anzi, abbiamo pronto un dossier per ottenere da Roma le quote che ancora non ci sono totalmente riconosciute». A questo punto la recente pretesa sull’Ires e sui giochi sarebbe il primo passo di nuova Vertenza Entrate. Però nell’accordo Paci-Padoan c’è anche la clausola con cui la «Regione da oggi in poi s’impegna a ritirare i ricorsi in materia finanziaria presentati dal 2011 in poi alla Corte Costituzionale contro il Governo» e «anche a rinunciare a priori agli effetti di sentenze semmai favorevoli». La rinuncia è proprio una delle clausole che ancora più di altre fa andare su tutte le furie l’opposizione di centrodestra, ma Paci ha sempre replicato che «quando si tratta, a qualcosa bisogna rinunciare, perché l’importante è portare a casa il risultato e noi dal 2015 potremo spendere tutti i soldi in cassa». Comunque, il ritiro dei ricorsi doveva avvenire entro oggi ma la Regione ha ottenuto qualche giorno in più. «Il problema è complesso – fanno sapere dagli uffici di viale Trento – e un gruppo di lavoro sta per completare i vari passaggi senza che ci siano contraccolpi giuridici e contabili». Meno che mai sull’accordo Paci-Padoan.
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